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Recensione su La notte brava del soldato Jonathan

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Un Siegel d’annata / 22 ottobre 2017 in La notte brava del soldato Jonathan

Il cinema è anche empatia e quel duro di Don Siegel lo dimostra proprio qui. Il giovane caporale nordista, il bel tenebroso Clint Eastwood, mette in subbuglio le pulsioni sessuali di giovani adolescenti recluse in un collegio di sole donne sudiste. Il clima collegiale fa sì che le giovine donne siano facili prede dei raggiri del soldato John, furbescamente adone con ciascuna di loro. Esse perciò competono l’una con l’altra pur di accaparrare le doti di McBurnley, dimenticando la faziosità delle loro posizioni politiche, nonché la misoginia di un uomo di quel tempo (ivi inclusi alcuni di oggi,purtroppo). Quindi la pulsione, il desiderio,la competizione femminile,il raggiro sono l’anima di “The Beguilled” , che, forse non a caso, è coetaneo di quel “Cane di paglia” di Sam Peckinpah che,per certi aspetti, gli somiglia così tanto. Un intreccio dei 7 peccati capitali che muove parallelo ad un intreccio di sentimenti, la rappresentazione capovolta del “maschio alpha”, davvero bel cinema signori miei!

3 commenti

  1. Stefania / 23 ottobre 2017

    Guà, non so da cosa possa dipendere esattamente, ma anch’io -guardando il film- ho pensato a più riprese a Cane di paglia di Peckinpah! :-O

  2. GabriAPAD96 / 24 ottobre 2017

    Non so, le ragazze rappresentano un po’ quello che è Hoffman in “Cane di paglia” (con le dovute diversità), mi spiego: le ragazze all’inizio ci vengono mostrate come delle giovini studentesse “casa e chiesa”:arano la terra, studiano, pregano ma poi, una volta arrivato il bel soldato, nasce in loro qualcosa che probabile non avevano mai provato prima, qualcosa che è intrinseco in ciascun essere ma che è represso in quel contesto: il desiderio. Da qui poi si innesca un circolo vizioso che porta alla competizione e inevitabilmente alla violenza, proprio come il giovane matematico di Peckinpah, o per lo meno questa è la spiegazione che mi do @stefania

    • Stefania / 24 ottobre 2017

      @gabriapad96: più o meno, credo di essere arrivata a una riflessione simile, nel senso che, sia in questo di Siegel che nel film di Peckinpah, si assiste a un risveglio di istinti primordiali, animali, del senso del possesso inteso in senso primitivo, ecco. Grazie per lo spunto, molto interessante 🙂

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