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Recensione su The Beach

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6 marzo 2013

Danny Boyle fa fare a Di Caprio il ragazzotto turista-zaino-in-spalla, alla ricerca del piacere e di una fantomatica spiaggia tailandese che si dice sia un paradiso. Lo è in effetti, ma è anche un luogo che ospita una comunità segreta di hippy guidata da Tilda Swinton/Sal, composta da un manipolo di giovani autosufficiente e belli e contenti di vivere fuori da un mondo fortemente omologato e conformista. Le cose precipitano però quando Leo/Richard porta inavvertitamente nuovi ospiti nell’isola, la comunità si arrabbia e vengono fuori divisioni, cinismo e una ideologia oscura.
La storia è anche carina, ma pecca nell’approfondire le origini e le idee della comunità. Chi è Sal? Come e perchè ha fondato la comunità? Quali sono i suoi pensieri? Chi sono gli altri? Il film dice un po’ troppo poco e lascia tutto sulle spalle di Di Caprio, che dall’essere ingenuo e felice passa ad essere alienato e folle, per infine rendersi conto della poco salubre situazione e tornare nel mondo reale.
Quale trashata di regia ( la scena di sesso al chiaro di luna con il rallenty e l’imbarazzante montaggio sonoro dei sospiri della coppia) qua e là, un OST molto anni 2000, eterogenea e con qualche caduta, ma gran bei paesaggi, dialoghi alle volte simpatici e dopotutto anche una prova attoriale di Di Caprio decente ( sebbene il suo personaggio deve essere stato scritto come un “urlatore”…), insieme a quella, limitata dal poco screen-time, di Tilda Swinton.

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