Recensione su Autopsy

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Horror accademico / 24 febbraio 2017 in Autopsy

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Horror abbastanza convenzionale che, però, ha dalla sua parte una buona messinscena, con una bella fotografia e ponderati movimenti di macchina, anche se Øvredal, regista norvegese alla sua prima esperienza anglofona, insiste un po’ troppo con le “diluizioni” accademiche (come le varie presenze che compaiono all’improvviso davanti a una fessura, studiate solamente per far fare i classici sobbalzi sulla poltrona).

Benché i suoi assunti siano comuni a tanti film di genere (mi viene in mente perfino ParaNorman !), la storia è intrigante, perché si basa su una specie di rompicapo legato agli strani indizi rilevati durante l’autopsia del corpo senza identità: la soluzione arriva relativamente presto (forse, giunge prima allo spettatore un po’ avvezzo a certe trame, che ai continuamente stupiti anatomopatologi, i Tilden, interpretati da un buon Cox e da un Hirsch abbastanza incolore).
C’è da dire che taluni dettagli narrativi fanno davvero sorridere per la loro ingenuità. Su tutti, il fatto che Jane Doe (negli Stati Uniti, si usa questo nome, per indicare i cadaveri femminili senza identità) sia una sorta di pozzo senza fondo di “cose” nascoste al proprio interno: ogni volta che i due tecnici si avvicinano al cadavere, essi scoprono un particolare macabro e curioso, ad libitum.

Ah! Non riesco a soprassedere su una grossa incongruenza (aspetto, ovviamente, smentite/correzioni in merito): l’ascensore che conduce dal laboratorio al piano terra della casa dove è situato l’obitorio non funziona, l’unico accesso diretto verso l’esterno è ostruito dal “vecchio sicomoro” caduto, i due tecnici sono bloccati all’interno del seminterrato. Allora, come ha fatto a entrare nel laboratorio la fidanzata di Hirsch? Con l’ascensore? Ma quando, precisamente, se fino a un attimo prima l’elevatore era fermo? Per un attimo, ho sperato che la presenza della ragazza fosse una sorta di allucinazione o di malìa messa in atto da Jane Doe.

4 commenti

  1. Lily_Chan / 10 marzo 2017

    [ATTENZIONE SPOILER!] Io mi sono fatta l’idea che alla fine sia stata tutta un’illusione creata ad hoc dal cadavere “stregato”: le vie di uscita bloccate, gli altri cadaveri che se ne vanno a zonzo per l’obitorio, la voce esterna che attira Austin in una trappola mortale. Per questo Emma non ha avuto alcun problema a entrare, faceva tutto parte del malefico “piano” di Jane Doe. [FINE SPOILER]
    A me comunque il film è piaciuto molto, gli ho dato come voto 7. Nonostante i prevedibili jumpscare di cui è disseminato, ho trovato che sia un prodotto diverso dai soliti horror, inquietante il giusto, molto particolare.

  2. hottina92 / 23 marzo 2017

    Secondo me la ragazza é scesa con l’ascensore quando è tornata la luce, in effetti si sente più volte il drin dell’ascensore!
    Comunque a me sarebbe piaciuto conoscere più dettagli sulla storia della strega…. chissa magari in un sequel la sua storia verrà approfondita 😀

    • Stefania / 24 marzo 2017

      @hottina92: ti dirò… mi affascina di più l’ipotesi di @pucca83, secondo cui, in realtà, non c’era nessun reale impedimento fisico alla fuga, la strega ha creato solo l’illusione di una trappola 🙂
      La corrente non è mai saltata, l’ascensore ha sempre funzionato, i cadaveri sono sempre rimasti al loro posto, la botola sul cortile di casa non è mai stata bloccata, ecc. Come la famiglia trovata morta nell’altra casa, i due anatomopatologi sono vittime di un “sortilegio” che li tiene rinchiusi in una trappola, sì, ma mentale e non fisica. Ecco, forse, perché non è chiaro come la prima famiglia non sia riuscita a uscire di casa e non è facile spiegarsi in maniera logica la strage.
      In quest’ottica, potrei persino rivalutare di mezzo punto il film, gh! 😀

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