Recensione su The Artist

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Una voce fuori dal coro / 2 Marzo 2012 in The Artist

Non mi diverte stroncare opere cinematografiche o di qualunque altro genere. Lo fanno spesso e volentieri i critici di professione. Ma vedo che tra gli utenti del social la prassi è assai diffusa. Ognuno ha le proprie buone ragioni, sia chiaro. Per questo film sono costretto a conformarmi alle consuetudini e ad andar controcorrente nel giudizio per mettere in guardia da un pericolo, che a quanto pare, nessun altro ravvisa fino a questo momento. A mio modo di vedere operazioni storicistiche come quella del neoplurioscarizzato The Artist non fanno affatto bene al cinema. Lo trovo più un abile prodotto commerciale concepito per proiettare lo staff nell’olimpo dell’industria hollywoodiana, in cerca di scritturazioni che, sono certo, non tarderanno a giungere. Ben vengano gli omaggi al cinema, ben venga il citazionismo se intelligente e sottile, ma di questa celebrazione così acritica e culturalmente asservita, proprio da una terra che lezioni di cinema potrebbe darne anzichè prenderne, credo che se ne potesse tranquillamente fare a meno. E’ comunque sintomatico della mancanza e pochezza di idee di molti lavori di oggi. Non credo che il cinema, come altre forme d’arte, debba essere riproduttivo, ricopiare la realtà o ancor peggio ricopiare se stesso. Il pastiche stilistico e l’eclettismo distruggono la capacità inventiva e la modernità. Il film mi fa pensare a quei centri commerciali in cui abbondano sfarzo e finte colonne greche, per suggestionare e sedurre, richiamando ciò che è radicato a livello inconscio ed accettato a livello conscio, ma con risultati estetici per lo meno dubbi. Non posso negare la bravura degli attori, che chiamerei in questo caso mestiere, visto che si limitano a copiare uno stile recitativo ben caratterizzato, ancorchè distante. Nel complesso, comunque, anche la copia non mi sembra del tutto riuscita, se si prendono in considerazione le luci, le scene, i movimenti di macchina. I mezzi tecnici a disposizione oggi sono molto diversi da quelli di un tempo. Nè credo che il cinema classico muto o sonoro abbia mai avuto storie, sviluppi narrativi, dialoghi e personaggi di analoga semplicità. L’imitazione non ha mai la stessa forza dell’originale, l’iterazione del già visto e del già sentito affievolisce le capacità critiche, quando il lavoro artistico dovrebbe stimolarle. Il cagnolino che fa simpatia, uno dei tanti prodotti pronti all’uso offerti dal film, lo si vede sempre più raramente persino in televisione ormai.
Insomma il trionfo del postmodernismo storicistico con almeno 2 decenni di ritardo, in un periodo cioè in cui questo è stato superato in quasi tutti i settori del pensiero. C’è bisogno di una nuova avanguardia e sono certo che questo film lascerà molte tracce nei palmares ma nessuna nella storia del cinema.

3 commenti

  1. Stefania / 4 Marzo 2012

    Letta la tua interessante recensione, non mi pare che “il già visto e il già sentito” affievoliscano completamente lo spirito critico, visto che hanno generato una simile disamina così ben strutturata 😉

    Detto questo, purtroppo, dissento da parte delle tue considerazioni.
    Infatti, ho apprezzato molto “The Artist” anche per la sua capacità di citare esempi illustri e lampanti, senza scadere nel semplice revival.
    Proprio in questo senso non lo considero un vero esempio di postmodernismo: non mi pare una semplice riproposizione di forme “passate” in un contesto estraneo ad esse. L’ho letto, piuttosto, come la dimostrazione del fatto che un certo tipo di racconto, al di là delle tecniche di rappresentazione utilizzate, è ancora possibile.
    Personalmente, credo che uno dei meriti di questo film risieda nel tentativo di mostrare quanto “poco” occorra ad una storia per appassionare il pubblico.
    Penso che a molte delle produzioni attuali, che troppo spesso abbondano di effetti speciali o di scelte glamorous francamente superflui, manchi la forza della storia, quel tipo di idea tanto ben strutturata in grado di affascinare lo spettatore fino alla fine della visione del film.
    Effettivamente, gestire il post- “The Artist” potrebbe essere complicato: rischiamo un’invasione di prodotti del genere che difettano, però, di slancio genuino, ma che cavalcano la “simpatia” suscitata dal film di Hazanavicius.

  2. mandelbrot / 4 Marzo 2012

    La tua replica ha indubbiamente una sua solidità. E apprezzo la difesa delle proprie preferenze quando sono fatte con onestà e validità di argomentazioni.
    A questo punto però provo a ribaltare alcuni dei tuoi assunti. A mio modo di vedere l’obbiettivo non dovrebbe essere appassionare il pubblico con il “poco”, compito che risulta piuttosto semplice e banale, bensì fare in modo che la complessità possa appassionare il pubblico. Fermo restando che il favore del pubblico non dovrebbe mai rientrare nelle intenzioni programmatiche del prodotto artistico. Siamo d’accordo sulla povertà di contenuti di molti film basati sugli effetti speciali, ma la storia contenuta in The Artist ti sembra davvero tanto forte? E quantunque non contenga grandi effetti speciali, non ti sembra tutto ugualmente molto finto anche qui?

  3. Stefania / 4 Marzo 2012

    Il “poco” è solo apparente, secondo me. Sembra un film semplice (forse, è merito della linearità della storia e della buona caratterizzazione dei personaggi), ma non credo che lo sia realmente.
    Ritengo che “The Artist” sia un film molto ricco, con livelli di lettura tra loro sovrapposti (come quasi tutti i lungometraggi Pixar, mi sovviene): il fascino del cinema degli albori, il sapore del successo, l’ascesa e la caduta di un semidio moderno, la storia d’amore da romanzo, ecc. In questo senso, ritengo questa storia forte, riuscita, nonostante giochi su campi “popolari”: è in grado di toccare più corde tra frange di spettatori disparati, sia per gusti che per età.
    Hai ragione a suggerire che sia un film artefatto (dopotutto, si basa su una ricostruzione d’ambiente e non si tratta di una biografia e non narra eventi storicamente determinati), ma sfrutta eccellenti competenze “artigianali” (personalmente, apprezzo molto il “saper fare” con l’ausilio di strumenti puramente manuali): mi riferisco a sarti, parrucchieri, falegnami, trovarobe, ecc. e, per quanto riguarda il mio gusto personale, è un tipo di artificio che riesco ad osservare con piacere e con occhio indulgente (quando la resa è di qualità elevata come questa, intendiamoci).
    Non posso negare la natura intrinsecamente artificiosa del cinema, certo, ma anche nell’artificio, secondo me, ci sono diverse gradazioni di qualità e di resa. E la resa di The Artist mi ha pienamente soddisfatta 🙂

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