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Recensione su The Artist

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Back to black / 29 dicembre 2012 in The Artist

Hollywood, 1927, George Valentin è un attore di grandissimo successo del cinema muto, acclamato dalle platee per le sue pellicole romantiche ed avventurose. La sua carriera incontra quella dell’aspirante attrice Peppy Miller, ingaggiata come ballerina e comparsa nel suo film, ma l’avvento del cinema sonoro lo porta ad una lenta discesa verso l’anonimato e la disgrazia.

Il regista Michel Hazanavicius si è imbattuto nell’ardua impresa di fare un film muto e non sul cinema muto, riuscendoci alla perfezione e nonostante ci fossero tutte le premesse da renderlo una pellicola per cineasti e da cinema d’essai, si presenta come un film dal fascino originario degli anni ‘20, attori con la mimica perfetta, non troppo esagerata, ma comunque credibile, che coinvolgono lo spettatore, lo fanno ridere, divertire e, perchè no, commuovere. I due protagonisti rappresentano le due età del cinema, il cinema muto che lascia spazio, viene spodestato dal cinema sonoro, il quale però non vuole cancellare l’eredità lasciata dal primo: Peppy Miller, infatti, divenuta star del sonoro, non vuole abbandonare George Valentin e lo salva dalla miseria, facendolo tornare in auge dopo anni di declino. La fotografia enfatizza questa differenza tra i due caratteri, aiuta lo spettatore ad individuare le varie fasi della narrazione.

Unica pecca: il carattere dei dialoghi solitamente, nei film muti, veniva usato per il genere noir, errore che si può perdonare al regista, visto il risultato finale.

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