Recensione su The Artist

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17 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E ora un attimo di commozione perché qui si tratta di qualcuno che è riuscito a produrre e girare e far uscire un film MUTO (e ovviamente in b/n) nel 2011. Questo è un film MUTO *_* a parte l’ultimo minuto, quando significativamente i personaggi acquistano la voce, proprio per segnare il superamento del MUTO. La trama è puro metacinema, il fighissimo attore di film MUTI George Valentin è ricco e famoso. Per caso aiuta una sua fan a iniziare la carriera cinematografica. Le loro strade si dividono, ma quando intorno al ’28 il cinema passa gradualmente al sonoro e il pubblico non vuole più i film muti lui cade nel dimenticatoio, mentre lei conquista le luci della ribalta con il nome d’arte di Peppy Miller. A lui rimane soltanto il fedele cagnetto, che lo salva dal suicidio (fa molto Umberto D) e che è un genio, fa delle robe assurde questo cane, in un paio di casi io ho creduto che fosse finto, ma poi ho letto in giro che è proprio un cane e personalmente sarei dell’idea di proporre un oscar per il cane. Migliore attore cane, non so.

Finisce che Peppy, che ovviamente lo amava fin dal principio, riesce a riprendere George dall’abisso in cui era finito, e si buttano entrambi nel fare film di tip tap 😀
Il film si sostiene già da solo, grazie a una trama classicheggiante e solida, ma è commovente per la ricostruzione fedele dell’ambiente e della recitazione, con tanto di faccettismo iperespressivo da parte degli attori, degli anni ’20. Va da sé che ci sono anche le didascalie con le parole, una bellissima colonna sonora, cui per forza ritorna l’intero compito di supportare quel che accade sullo schermo; un tuffo carpiato all’indietro nel cinepassato, una figata, e io prima che uscisse nemmeno sapevo immaginare che potessero ancora girarlo, un film così.

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