Recensione su The Artist

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2 Febbraio 2012

Finalmente ce l’ho fatta! Sono riuscito a vedere un film che in sala non è mai passato, neppure dopo aver sorpreso a Cannes, neppure dopo aver conquistato l’apprezzamento della critica ai Golden Globes e neppure dopo aver fatto incetta di nomination agli Oscar. Speriamo che una volta vinti i premi meritati – succederà perchè è giusto sia così – abbia l’onore del passaggio in sala.
Splendida la recitazione dei protagonisti (Dujardin è sublime in ogni espressione!) e fantastico il cast (Cromwell, Goodman e pure Malcolm McDowell in un cameo). Nell’era del 3D, di cui tralaltro sono un detrattore, l’eleganza e la grazia di questo gioiellino sono una vittoria della cultura e della passione sul mero tecnicismo. Hollywood va a pescare nel suo passato ed in sinergia con la tradizione francese del mimo ritrova un pezzo di sè che ha ancora tanti significati da comunicare. Il momento di passaggio da un’epoca all’altra, il futuro ed il passato, amore ed orgoglio. Questo film comunica moltissimo e senza bisogno delle parole (anche se quelle poche dette hanno un peso significativo).
E’ anche uno strumento meta-narrativo, è cinema che parla di sè e insieme un omaggio alla tradizione, attraverso un paio di scene memoerabili (l’incubo del sonoro ad esempio).
Ho da poco viesto “L’illusionista” e confermo che i francesi hanno un profondo rispetto per la loro tradizione mimica, capace di trasmettere emoziono anche attraverso la gestualità di un cartone animato, ma questo è ancora di più. E’ cinema così come deve essere.

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