Recensione su The Animatrix

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23 marzo 2014

Computer grafica e animazione giapponese si fondono per realizzare i nove cortometraggi che compongono Animatrix, diretti dagli stessi Wachowski e da alcuni tra i più grandi registi di anime, come Shinichirō Watanabe (Cowboy Bebop, I cieli di Escaflowne) e Mahiro Maeda (Kill Bill vol. 1 / Le origini di O-Ren, Neon Genesis Evangelion).

Nove corti di durata e stile volutamente diversi narrano storie indipendenti le une dalle altre, spin-off potremmo definirli, tutti collegati all’atroce universo Matrix.

Quella realtà profetica in cui l’uomo è stato annientato dalle macchine che lui stesso ha creato, riducendosi ad un feto inerme che crede di vivere grazie a un’illusione creata appositamente per lui. Grazie a Matrix, appunto.

E dove della Terra non è rimasto che un cumulo di macerie fumanti, avvolta da una fitta nube grigiastra e mortale. Che si è cibata del chiarore dei cieli. Di ogni essere vivente. E di ogni speranza per il futuro.

Animatrix è un progetto godibile, ricco di azione, angoscia e contenuti violenti, che vanno a chiarire alcuni dubbi sulla saga a cui fanno riferimento e che meriterebbe di essere visto anche solo per lo stile praticamente perfetto, in tutte le sue sfumature, con cui è stato realizzato.

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