Recensione su The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro

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13 maggio 2014

Mi accingo a parlare di questo film, ancora con un bel pò di amaro in bocca.
Premetto una cosa: sono una interessata spettatrice dei film a tema super – eroistico e alcune di queste pellicole rientrano nel mio personale “olimpo” dei film da vedere almeno una volta nella vita.
Detto questo non sono una profonda conoscitrice di Spider – Man, me la cavo meglio con altri super eroi, ma ho molto apprezzato The Amazing Spiderman e sinceramente mi sono approcciata alla visione di questo sequel con una curiosa fiducia.
Purtroppo il risultato, anzi, l’esperienza, parlo di me senza dare al mio parere un’aurea di oggettività che stonerebbe, è stata quanto mai scialba e anche frustrante.
Credo che sia mancata, in generale, la capacità di seguire fino in fondo, in modo credibile, la strada intrapresa, ossia quella diretta ad un più intimo incontro con il ragazzo dietro la maschera.
Del primo film ho apprezzato anche e soprattutto questo: non un adolescente inconsistente o una faccetta spaurita in un corpo geneticamente potenziato, bensì un ragazzo con tutte le difficoltà che accompagnano un’età delicata, amplificate da un background impegnativo, e un cambiamento che va metabolizzato passando per diverse fasi, non certo immediato. Tutto questo mostrato in modo variegato allo spettatore, sotto diversi punti di vista, permettendo quello che spesso (anche se non troppo ultimamente) viene tralasciato in questo genere di film, ossia di conoscere un protagonista tridimensionale, invece di un fantoccio mascherato in due dimensioni.
Tutto questo e molto altro è stato per me il primo film.
Ho trovato una buona empatia con i personaggi, una narrazione con angolature nuove ma al contempo in grado di non tradire le aspettative più “classiche” del genere, e tutte le premesse per una serie di alto livello.
Poi ho visto questo sequel e mi sono ritrovata con un cumulo di buone idee che crollano lentamente mano a mano che la trama si accartoccia su se stessa.
Non voglio assolutamente fare spoiler, ma credo di essermi sentita presa in giro.
Il protagonista è in una fase di accettazione del suo ruolo, anzi, di esaltazione. Sembrerebbe in “cammino” verso la sua piena maturità, ma poi finisce con il girare a vuoto ripetendo una nenia infinita con Gwen, fatta di frasi retoriche e di blandi ripensamenti. A ciò va aggiunto che sembra svolazzare superficialmente da un conflitto all’altro, come se fosse travestito per un carnevale perenne, senza minimamente dimostrare di stare portando il suo ruolo da fuori a dentro di sè. Combatte, sbeffeggia, si lava il costume. Stop, riavvolgere, premere play.
I villain sono ben introdotti e splendidamente interpretati, ma tutto il loro ruolo si esaurisce in apparizioni a singhiozzi. Fanno tanti lampi, anche qualche fragore, ma il fulmine non arriva mai veramente. E tutto si riduce a scontri di pochi minuti, con buona pace del nostro sarcastico e svolazzante Spidey.
Insomma, la trama è infarcita di paranoie che poi si riveleranno essere tutto e il contrario di tutto, frustrando pesantemente lo spettatore che si crea delle opinioni, delle aspettative, e poi vede tutto mutare senza un disegno più grande a giustificare un piccolo rospo da ingoiare. Se vuoi togliere qualcosa, o comunque inferire un colpo, poi devi avere una struttura solida che permetta di attutirlo.
Se tutto viene meno e diventa vano perchè di tante paranoie alla fine non si costruisce alcuna matura consapevolezza o alcuna certezza, allora tanto vale dire allo spettatore di estrarsi un dente a mani nude, forse così il senso di fastidio sarebbe minore.
Non mi riferisco, badate bene, alle scelte riguardanti la trama, ma a come ci si arriva. Una stessa scena, uno stesso evento, può essere appropriato o meno a seconda di come ci si arriva, della costruzione della premessa.
Qui le premesse porterebbero ad A, tutt’al più a B, ma poi arriva C, che non è un colpo di scena (parlo al singolare ma mi riferisco ad una serie di scelte, non ad una sola), è solo la via più superficialmente inaspettata ed originale.
Insomma, manca un vero e proprio conflitto, un crescendo drammatico. Tutto scorre tra paranoie, scontri dimenticabili e qualche sarcastica battuta da adolescente sornione.
Del percorso del protagonista rimane poco e niente. Cambia idea come cambia la tappezzeria del muro della sua stanza, con tanta frettolosa smania. Poi, però, non sembra andare da nessuna parte.
Non credo che sia il personaggio ad essere così, direi piuttosto che si è avuta una pesante battuta di arresto. Peccato, davvero.
Ottimo tutto il comparto tecnico. La colonna sonora è da sturbo.
Ottimo il cast, Dane DeHaan su tutti mi ha davvero impressionata.
Ma per il resto, non ci siamo proprio a mio parere. Buco nell’acqua che dispiace proprio perchè arriva dopo un buon reboot, che prometteva ben altro.
Chissà cosa ci riserva il futuro della serie…

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