Recensione su Le Avventure di Tintin: Il segreto dell'unicorno

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Bentornata, Avventura! / 17 Maggio 2013 in Le Avventure di Tintin: Il segreto dell'unicorno

avventura è uno dei più grandi cantastorie della nostra epoca. Perché Steven Spielberg, dopo tanti anni, appare finalmente libero. Libero dalla necessità di dover girare film “impegnati”, libero di citare e di citarsi, libero, grazie alle magie del digitale, di poter dare vita a sequenze che con una tradizionale macchina da presa potevano essere solo immaginate.

Sorretto da una performance capture che cattura l’espressività degli attori e da una CGI che porta il marchio di Peter Jackson, Spielberg si appropria e tratteggia il mondo di Hergé nel miglior modo possibile, in uno strano ibrido di fotorealismo e cartoon, senza tradire la cosiddetta linea chiara del fumettista belga.

La narrazione, che per ambientazione e stile ha un retrogusto tutto europeo, decolla quando sullo schermo irrompono dei flashback visionari e trova il proprio vertice in un piano sequenza formidabile per ritmo e coreografia. Il tutto condito da un 3D che in molte scene dà il meglio di sé, dalla resa dei più grandi spazi aperti al pulviscolo più fine.

Perché spesso due ore di onesto intrattenimento, pur d’autore in questo caso, valgono più di decine di film di alte, ma disattese, ambizioni.

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