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Recensione su Priscilla - La regina del deserto

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Tre Regine nel deserto. / 1 febbraio 2011 in Priscilla - La regina del deserto

Una soria di “perdenti”. Come i sogni al mattino.
Una storia di “diversi”. Nel senso che per scelta (intellettuale quanto fisica) scelgono di diventare corpo alieno di una aliena società.
Un, anzi una, road-movie. Nel senso che solo la strada ti permette sia di scappare che di incontrarti, nello stesso viaggio.
Una gran bella commedia, leggera come una piuma (ovviamente di struzzo!) senza però mai dimenticarsi del peso dei contenuti, un film dove i vistosi e onirici abbigliamenti (Oscar migliori costumi 1995) rappresentano alla perfezione l’arma scelta dai protagonisti per combattere l’eterna battaglia fra identità e massa.
Battute scorrette quanto volgari, di quelle che si dicono per “andare avanti”, per ridere anche quando le lacrime parlano di altri sentimenti.
La loro è una guerra, anche contro se stessi. Il linguaggio è quello dei “soldati”, non adatto a borghesi benpensati.
Fotografia e paesaggi aiutano non poco a lasciarsi trasportare, alcuni istanti sarebbero da mettere in pausa per farne quadro.
È il primo mattone del mio muro.
Lo volevo colorato, come l’aquilone con il triangolo viola che si vede volare nell’azzurro cielo australiano.
I nazisti (…e mi viene in mente di citare i vecchi Blues Brothers: “Li odio i nazisti dell’Illinois!”) sono dietro l’angolo…meglio salire sul colorato autobus di queste tre Drag Queen, attaccarsi alla bottiglia e partire, scappare.
Se si torna a casa?…Boh! Questo è il finale del film e, come si dice, nelle recensioni non si rivela e nella vita non si conosce.

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