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Recensione su The Addiction - Vampiri a New York

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Grunge vampire / 8 aprile 2013 in The Addiction - Vampiri a New York

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ultimo film della trilogia del peccato di abel ferrara che rappresenta la sua filosofia del peccato (appunto) e della redenzione.
La protagonista è una studentessa di filosofia americana che a un certo punto viene morsa da una vampira, e diventa lei stessa una succhiasangue.
La prima cosa da notare è che lei non faccia niente di particolare per meritarsi il morso, sta vagando confusa per la città e viene trascinata in un vicolo dove le viene chiesto di dire in modo chiaro e deciso che non lo vuole o verrà morsa.
Lei non riesce a dirlo perchè sta piagnucolando (giustamente direi, non credo che capiti spesso una cosa così e quindi che se ti capita rimani li stecchita che non sai come reagire e balbetti un no tutt’altro che deciso) e secondo Abel Ferrara questo sarebbe una sorta di accondiscendenza al morso e la prova che vuole entrare nel club dei cattivi.
-A me questa cosa ricorda un pò i discorsi:”eh se va in giro vestita così poi non si meravigli se la stuprano” solo che lei non andava neanche in giro poco vestita-
Ma facciamo finta di prendere questa cosa come la prova che Kathleen (la protagonista) sia consenziente, il film prosegue con lei che prima di nutrirsi di altre vittime, ripropone loro lo stesso ultimatum.
Nella maggiorparte dei casi le vittime rimangono paralizzate e non riescono ad articolare un rifiuto secco e così lei le morde.
Ma cosa succede all’ignaro spettatore appena si è rassegnato ad accettare lo strano concetto di “consenso” di Ferrara?
Ecco che assiste alla scena in cui c’è un ragazzo di colore che rifiuta il morso in maniera veemente con parolacce e cercando di divincolarsi (ma senza riuscirci perchè i vampiri sono superforti).
Quindi anche una persona costretta con la forza bruta è conseziente?andiamo bene.

Verso la fine del film la protagonista incontra un ragazzo che sta distribuendo non meglio precisati volantini di Gesù, e gli chiede con insistenza di entrare nel locale dove si terrà la “festicciola” finale del film e questi rifiuta decisamente e si salva.
Ora decidete voi se la determinazione di questo fanciullo sia stata data dalla sua incrollabile fede cristiana o dall’assenza di un pericolo grave e imminente che ne offuscasse la lucidità.
Insomma chiedetevi se questa non sia stata l’unica persona realmente libera di fare una scelta in tutto il film.
Infine arriva la “festicciola” di laurea finale per Kathleen, in cui tutti i vampiri si nutriranno di tutti gli invitati indistamente.
Qui il regista semplicemente dimentica la puerile faccenda dell’ultimatum e i convenuti vengono aggrediti senza preavviso, lasciando ai posteri l’ardua sentenza di stabilire per quale peccato siano stati puniti.

Il film avrebbe un significato simbolico per cui il vampirismo sarebbe una metafora adeguata a rappresentare la condizione di tossicodipendenza (e secondo me anche di essere malati di aids).
Kathleen sarebbe una persona attratta dal male e che anela fare del male agli altri.
Ed è qui che riscontro le peggiori pecche della pellicola.
Per cominciare i vampiri non sono esseri umani, quindi se una diventa vampiro non possiamo giudicarla secondo i parametri di comportamento di un essere umano.
I vampiri si nutrono di sangue e nutrirsi non è un vizio.
Kathleen deve mangiare per non morire e la proposta di astinenza è semplicemente una cavolata.
Ti puoi astenere da un vizio, ma non da un bisogno nutritivo.
Non ci sono motivi per cui un vampiro si debba moderare perché non è cannibale quindi non fa qualcosa di male, come sostiene Ferrara.
Inoltre in questo film non si muore in seguito a un morso, si diventa “solo” vampiri.
Può sembrare una cosa negativa a un umano ma non lo è per un vampiro.
In sostanza Kathleen quando diventa vampira ragiona ancora come un essere umano, e nientemeno si interessa ancora di faccende di noi esseri umani (olocausto,genocidi,guerre,ecc…)
La metafora scelta è inadeguata e funziona solo alterando il comportamento che normalmente dovrebbe avere un vampiro.
Biasimare un vampiro perché ha fame è come prendersela con una tigre del bengala se ti sbrana perché passeggi nella sua foresta.
Al massimo puoi dire che una bestia è feroce, non che sia cattiva.
Secondo Ferrara invece i vampiri sono una specie di persone possedute dal diavolo.

Lasciando perdere la metafora del vampirismo, che spero di aver distrutto a sufficienza, ora preoccupiamoci della tossicodipendenza, così andiamo al succo della vicenda.
Anche accettando che i vampiri siano cattivi, dove accidenti sta il male nel comportamento di un tossicodipendente?
Lasciando agli esperti la questione (troppo tecnica) del perché uno si droga, se è per una sua scelta o perché ha avuto una vita molto difficile, secondo me la questione è che il tossicodipendente fa del male solo a se stesso.
Non fanno testo le persone che, ad esempio si mettono alla guida di un’auto, sono sotto effetto di stupefacenti e investono qualcun’altro perché questa cosa può farla anche una persona sobria che però guidi in maniera “imprudente” (troppo veloce,manca gli stop,ecc…), quindi il concetto è che sono nocivi gli str**zi e non i tossicodipendenti in sé e per sé.
La condizione di tossicodipendenza non è sufficiente da sola a fare del male agli altri.
Quindi il buon Ferrara ha toppato anche in questo senso per quanto mi riguarda.
L’unico modo in cui si può pensare che il tossicodipendente abbracci il male è una visione del mondo per cui l’individuo non è padrone del proprio corpo, e facendo autolesionismo si faccia del male.
Probabilmente secondo Ferrara il nostro corpo è proprietà privata del suo dio e se lo danneggiamo facciamo un torto a dio, facciamo del male.
In questa ottica s’inquadra il finale patetico della redenzione di Kathleen ad opera di simboli cristiani sparpagliati qua e la per tutte le scene conclusive.
I diavoletti possono finalmente uscire dal suo corpo.

1 commento

  1. yorick / 26 giugno 2013

    “Anche accettando che i vampiri siano cattivi, dove accidenti sta il male nel comportamento di un tossicodipendente?”

    E’ un po’ il fulcro del film: il male del tossicodipendente sta nella volontà, cioè nella non-volontà, che per Ferrara è una volontà in negativo. In breve, il tossicodipendente commette “peccato” perché non smette. Gli altri non c’entrano niente.

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