Recensione su Terraferma

/ 20117.0122 voti

19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Crialese, Crialese è fedele alla linea e sta nel solco dei film precedenti (che avreste già dovuto vedere, ed erano Respiro e Nuovomondo). Per cui i temi, narrativi e visivi, sempre quelli sono, al servizio di una poetica che sempre più è sicura di sé e di una storia che è un enorme palo telegrafico ficcato nel culo alla Lega Nord e alle suo farneticazioni anti-immigrazione. Filippo, una sorta di moderno RossoMalpelo ingenuo e buono, vive su di un’isola in mezzo al mare. Accanto a lui il nonno, vecchio lupo di mare, la madre vedova che sogna un futuro altrove per il figlio e lo zio, un quasi quasi lo rivaluto Beppe Fiorello, meschino e che sfrutta in tutti i modi il turismo dell’isola. La scena di lui che guida i turisti in barca a ballare Maracaibo mi ha piegato dal ridere. Ma verso l’isola, oltre al turismo estivo, si dirigono a nuoto e gommone anche le braccia nere e gli occhi impauriti dei clandestini africani. In barba alla legge il lupo di mare raccoglie una donna incinta. La portano di nascosto a casa, la fanno partorire, nel loro garage, perché in casa ci sono i ragazzotti universitari ricchi e viziati del nord. Tematiche visive: il mare, l’acqua, il liquido; narrative: l’emigrazione, il rapporto madre/figli.
E alla fine Filippo, tra una storia abortita con la ragazzotta gnocca di Milano e l’elaborazione di quanto i tempi siano cambiati, decide di aiutare la donna clandestina a raggiungere la Terraferma. Niente, è finito, con questa musica, e un’immagine terrificantemente bella con una ripresa dall’alto, della barca sempre più piccola in mezzo a un mare che pare carbone per quanto sembra materiale e duro e corrucciato e immenso.

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