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Recensione su Terminator

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“Niente lo fermerà prima di averti eliminata! “ / 1 febbraio 2017 in Terminator

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Terminator di James Cameron (1984) si segnala, insieme ai precursori Blade Runner e Tron (Steven Lisberger, 1982), come uno dei primi film a parlare di tematiche cyberpunk, perlomeno per quello che riguarda la commistione uomo/macchina. Per la prima volta vediamo sullo schermo in maniera chiara e sconvolgente, grazie agli effetti speciali, un corpo che sembra umano ma che, all’interno delle sue carni, possiede meccanismi metallici.
Nella Los Angeles del 1984 arriva dal futuro un cyborg (Arnold Schwarzenegger) programmato per uccidere Sarah Connor (Linda Hamilton), la futura madre del capo della resistenza in lotta contro le macchine che, dopo una guerra apocalittica, hanno preso il controllo del pianeta e sterminato gran parte dell’umanità.
Dal futuro arriva anche un ribelle, Kyle Reese (Michael Bien), inviato dallo stesso figlio di Sarah, John Connor, per difenderla dall’implacabile sicario biomeccanico.
Il terminator uccide tutte le donne di nome Sarah Connor che trova seguendo l’elenco telefonico e facendo strage di chi cerca di fermarlo, ma quella giusta, aiutata da Kyle, riesce a scappare. Durante l’inseguimento i due fuggitivi trovano il tempo di innamorarsi e concepire John. Nel finale Kyle perde la vita ma Sarah riesce comunque a distruggere il cyborg con l’aiuto di una pressa idraulica.
Sarah – come una novella Madonna che porta in grembo il futuro salvatore dell’umanità – è salva, ma sa che il mondo è condannato. Da quel momento inizierà a prepararsi all’apocalisse prossima futura.
La trama è semplice e lineare, per quanto si parli di viaggi nel tempo, il film è violentissimo, sicuramente il più cruento realizzato dal regista.
La storia prende spunto da un film degli anni sessanta, Cyborg anno 2087 (Cyborg 2087, Franklin Adreon, 1966) e, per l’incedere irrefrenabile del cyborg, dal robot interpretato da Yul Brynner nel film Il mondo dei robot (Westworld, Michael Crichton, 1973). Un soggetto simile è presente anche in alcuni racconti, tra cui I Have No Mouth, and I Must Scream (1967), e in un paio di episodi della serie televisiva The Outer Limits (1963-1965 inedita in Italia), tutte opere dello scrittore e sceneggiatore Harlan Ellison, che ottenne, minacciando una causa legale, di essere citato nei credits del film (oltre che una congrua somma di denaro).
In compenso il film mostra, con vent’anni di anticipo sulla trilogia dei fratelli Wachowski, Matrix (1999, 2003, 2003), una disastrosa e cruenta guerra tra umani e macchine.
Il film è, a sorpresa, uno dei maggiori incassi del 1984, anche in considerazione del fatto che il budget per la realizzazione non era certamente elevato. Il successo clamoroso di questa pellicola spalancò al regista le porte della seria-A hollywoodiana. Il suo film successivo fu infatti Aliens – Scontro finale (Aliens, 1986), produzione dal budget nettamente superiore.
Terminator esce un anno prima di Ritorno al futuro (Back to the Future, Robert Zemeckis, 1985), col quale condivide il tema del viaggio nel tempo, uno dei temi classici della fantascienza e di cui parleremo nel capitolo apposito. Anche se nel film di Zemeckis il tema è centrale e in quello di Cameron appare invece secondario, alcune domande sorgono spontanee. La principale è ben descritta dalla frase che Sarah registra su nastro a beneficio del futuro figlio:
“Devo raccontarti di tuo padre… però è una cosa molto difficile! Influenzerà la tua decisione di mandarlo qui sapendo che è tuo padre? Se tu non mi mandi Kyle non nascerai mai. Mio dio c’è da impazzire pensando questo! Ma credo che debba dirtelo. Io lo devo proprio a Kyle. Magari ti aiuterà sapere, che nelle poche ore che abbiamo avuto ci siamo amati tanto… ci siamo amati per tutta la nostra vita.”
In effetti c’è da impazzire nel cercare di risolvere il paradosso. John sa quindi, quando lo invia indietro nel passato, che Kyle è suo padre (e Kyle non lo sa ancora), e dai nastri della madre sa anche che morirà. Ha quindi scelta nel prendere la decisione di assegnarli la missione?
L’elemento memorabile del film, più della coppia di personaggi positivi Sarah e Kyle, è ovviamente l’indistruttibile cyborg giunto dal futuro. Insieme a Jena Plissken, Mad Max, Predator e RoboCop, è divenuto un’icona della fantascienza cinematografica degli anni ottanta. Senza vincoli sociali ed emotivi, segue la sua programmazione, uccidere Sarah Connor, in maniera fredda e ossessiva, ogni suo pensiero e azione è indirizzato a quello, anche a discapito della propria conservazione. Introdotto con un aspetto umano, per quanto eccezionale, in seguito a vari scontri, sparatorie ed esplosioni, mostra il suo vero aspetto, perdendo gradualmente lo strato di carne che lo riveste e mostrando nella resa dei conti finale il solo scheletro metallico.
Azzeccata la scelta di farlo interpretare dal monolitico Arnold Schwarzenegger, perfettamente nella parte. Inizialmente la produzione aveva pensato per il ruolo a Jurgen Prochnow, è stato Cameron a volere assolutamente, e a ragion veduta, l’attore di origine austriaca.
Per Schwarzenegger si tratta del suo primo e quasi unico ruolo da villain, nei sequel del film il suo personaggio è riprogrammato per proteggere John Connor, diventando un personaggio positivo. La fantascienza ricorrerà abbastanza spesso nella carriera dell’attore. Di lì a poco interpreterà in successione: Predator (John McTiernan, 1987), L’implacabile (The Running Man, Paul Michael Glaser, 1987), Atto di forza (Total Recall, Paul Verhoeven, 1990), Batman & Robin (Joel Schumacher, 1997), Il sesto giorno (The 6th Day, Roger Spottiswoode, 2000), oltre che tre dei quattro sequel di Terminator (mentre nel quarto mancante, Terminator Salvation, compare solo in un cameo sotto forma di immagine ricostruita al computer). Tutti film ad alto tasso adrenalinico, elemento costante, se si escludono alcune commedie, della sua filmografia.
Nello scontro virile tra i due guerrieri giunti dal futuro, emerge la figura femminile della protagonista, Sarah Connor, voce narrante della vicenda, la cui vita è la posta in gioco del contendere.
Il film si apre con la sua voce off (presente anche nel sequel) che racconta la vicenda declinandola al passato. Durante la narrazione assistiamo alla sua trasformazione da cameriera di un fast-food in combattente per il futuro dell’umanità. Sarà lei a eliminare il terminator nel finale del film, invertendo il ruolo con quello del suo protettore, Kyle, e relegandolo alla funzione di traghettatore della metamorfosi della protagonista, nonché di padre di John, il salvatore dell’umanità, mero strumento del destino ormai scritto. Come detto, Sarah è investita in questo modo di un’aura sovrapponibile a quella della Madonna cristiana, madre dell’eletto, e come tale ricordata dai superstiti del futuro.
Il ruolo è ricoperto dall’attrice Linda Hamilton, futura moglie del regista. Ironia della sorte, nella creazione del character Cameron si era ispirato al suo primo amore del college, una cameriera come Sarah.
Il personaggio ritornerà anche nel primo sequel, con un aspetto ancora più guerresco (mentre nella serie televisiva The Sarah Connor Chronicles sarà interpretata da Lena Headey e in Terminator Genisys dalla poco convincente Emilia Clarke).

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