Recensione su Terminator Genisys

/ 20145.794 voti

Operazione nostalgia riuscita / 20 Luglio 2015 in Terminator Genisys

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Da fan sfegatato della saga ammetto che mi sono seduto in sala molto prevenuto. Rassegnato all’idea di trovarmi di fronte all’ennesimo tentativo di riportare in auge un glorioso franchise caduto in disgrazia, ero ancora più atterrito sapendo che si trattava di un reboot, praticamente un’ammissione della povertà di idee che circondava questo progetto. A tenere in vita la speranza però c’era l’imprescindibile presenza di Arnold e la consapevolezza che fare peggio degli ultimi due capitoli (soprattutto del terzo) fosse impresa ardua.

Si viaggia molto nel tempo, forse troppo. Tra un salto temporale e l’altro però c’è spazio per innumerevoli citazioni che non possono che far piacere. Intere scene del primo Terminator vengono riproposte con piccoli correttivi che bastano a cambiare il corso degli eventi. Anche alcuni dialoghi e battute sono un chiaro omaggio all’originale di James Cameron. La carta nostalgia è ben giocata nonostante si intraveda una certa foga nel voler mischiare tutto a tutti i costi.

Rispetto al primo Terminator, Genisys è però pervaso da un’ironia che lo avvicina di più al secondo. Più volte la goffaggine del vecchio T-800, alle prese con le contraddizioni degli esseri umani, strappano un sorriso. Anche se il rischio è quello di sforare in aperta commedia, secondo me è stata una scelta giusta, capace di dare freschezza alla storia. Come già in altre occasioni Schwarzenegger dimostra di trovarsi a suo agio in queste situazioni riuscendo da una parte a sdrammatizzare un personaggio che alla soglia dei 70 anni rischiava di diventare ridicolo e dall’altro accedendo la lampadina della nostalgia rievocando l’indimenticabile “Zio Bob” di Terminator 2.

Tra le sorprese c’è un’Emilia Clarke che reinventa parzialmente il personaggio di Sarah Connor. Da nevrotica e muscolare che era, ritroviamo la madre del capo della resistenza in veste di sexy bambolina addestrata all’uso di armi anticarro. Non sarà certo Linda Hamilton, ma complice forse il suo compagno Jai Courtney, la nuova Sarah Connor non mi è dispiaciuta. Indovinato poi il personaggio di J. K. Simmons che, seppure secondario, è un gradevole filo conduttore tra il 1984 e il 2017. Qualche perplessità invece per Jason Clarke nei panni di John Connor con tanto di cicatrice stile cartoni animati e soprattutto per un Jai Courtney che dà vita a un Kyle Reese con più muscoli che anima.

Mettendo sul piatto pro e contro comincio a pensare che forse questo Genisys fosse l’unico modo per rilanciare un franchise appesantito da due ultimi capitoli deludenti, cercando di avvicinare un pubblico più giovane senza perdere definitivamente i fan di lunga data. L’alternativa sarebbe potuta essere quella di proseguire sull’accidentato percorso tracciato da Terminator Salvation, scelta più coraggiosa ma che avrebbe significato di fatto rinunciare ad Arnold, un’ipotesi che brrr… non ci voglio neanche pensare.

Pur non avvicinando minimamente i primi due, questo quinto Terminator riesce almeno in parte a rispondere alle esigenze di un pubblico in carestia da più di vent’anni. Quello che invece non riesce è risolvere uno Schwarzy-centrismo apparentemente insuperabile che dimostra ancora una volta come senza Arnold Terminator sia probabilmente destinato a morire.

L’operazione nostalgia alla fine può dirsi riuscita. Ora sta a produttori, sceneggiatori e registi non dilapidare la fiducia di quanti, come me, sono stati parzialmente riconquistati a suon di citazioni. La vera sfida comincerà con il prossimo annunciato capitolo e lì sì che il gioco si farà duro, senza scene e battute storiche alle quali attingere. Ci si muoverà su un terreno inesplorato sapendo che l’unica arma a disposizione sarà un Arnold salvato in extremis con un mezzuccio da quattro soldi ma ancora in grado di fare reparto da solo.

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