Recensione su Tenebre

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29 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tenebre rappresenta un po’ l’emblema di tutto il thriller italiano. A chi lo vede per la prima volta può sembrare un film copiato in più punti, ma in realtà si tratta di una scelta voluta da parte di Dario Argento, c’è l’assassino in guanti neri che uccide le sue vittime con il rasoio, ci sono due donne omosessuali “punite” per la loro “devianza”, c’è l’occhio dilatato dell’assassino, c’è la casa come teatro degli omicidi, c’è il flashback inquietante e rivelatore, c’è la voce sussurrante al telefono, c’è la polizia impotente dinanzi a tanto massacro, c’è il particolare sfuggito a tutti quanti che salta fuori quando meno te l’aspetti, c’è il doppio finale ingannatore, …in parole povere il fascino indubbio di questo film sta proprio nella bravura di Argento di riunire tutti questi elementi tipici del giallo italiano in una pellicola che definirei quasi perfetta.
Questa volta è il mondo degli yuppies a essere preso di mira…non ci sono più le ville gotiche e cadenti di “Profondo Rosso”, ma le super-ville moderne e piene di confort, con tanto di piscina e vasca idromassaggio incluse, fortezze quasi inespugnabili, ma che vengono penetrate e letteralmente distrutte da una mente malata.
Gli amanti del genere splatter devono sapere fin da subito che in questo film di sangue ne scorre a fiumi(memorabile per esempio la scena del braccio tranciato di netto dalla scure dell’assassino, o quella del sangue sprizzato a fontana sul muro e sul pavimento da una giovane e bellissima Veronica Lario, ex signora Berlusconi, o quella del cane feroce che insegue la bambina e la trascina nella propria tana).
Il finale è a sorpresa, anche se uno spettatore attento coglierà sicuramente i primi indizi sul nome dell’assassino già a metà film(assassino che tra l’altro, per personalità e “modus operandi” ricorda non poco il Norman Bates di “Psycho”).
Ancora una volta poi la colonna sonora è più che mai azzeccata(questa volta il merito va al trio Morante-Pignatelli-Simonetti).
Un’altra pietra miliare del vecchio Argento…

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