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Recensione su Taxi Driver

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Taxi Driver / 7 febbraio 2011 in Taxi Driver

TAXI DRIVER
(Taxi Driver, Usa 1976, col., 113’)
Sceneggiatura di Paul Schrader
Regia di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Jodie Foster, Harvey Keitel.

Taxi Driver è un film bellissimo che ha cambiato la storia del cinema.
Il protagonista, Travis, è appunto un tassista assunto da poco in quella giungla d’asfalto che è la metropoli di New York.
Il film ha due fasi fondamentali: una notturna, una diurna. La vicenda narrata, infatti, si propone anzitutto di raccontare con un taglio documentaristico, la vita di questo tassista, posto dal regista quale cartina al tornasole di una società, dove il disagio e la violenza vanno di pari passo. Tutto è triturato dalla foga del guadagno e dal consumo. Non c’è più spazio né tempo per i sentimenti tantomeno per l’amicizia. Di giorno dunque viene raccontato il Travis “umano”, che cerca disperatamente l’amore, ma viene puntualmente allontanato a causa della sua timidezza ma anche della sua difficoltà a calarsi in una “situazione reale” (il protagonista è un reduce dal Vietnam, rimasto turbato dalle violenze della guerra). Alle delusioni affettive, s’aggiungono quelle idealistiche (indicativa in tal senso è la scena della campagna elettorale) dove emerge una sorta di smarrimento epocale del protagonista, che si sente costantemente trattato più come numero che come persona. Di notte compare, come una luce, il Travis- macchina, che svolge il suo duro lavoro di tassista nei luoghi più infidi dei sobborghi metropolitani, dove l’odio razziale, la prostituzione e il traffico di droga sono realtà con cui si deve prima o poi fare i conti, anche duramente. La sua abitudine all’orrore lo rende da un lato impermeabile a qualsiasi incontro, dall’altro lo costringe a chiudersi sempre più in se stesso in un’escalation di tensione che va di pari passo con lo svolgersi della pellicola, fino all’esplosione di violenza finale. Ma la violenza di Taxi Driver è violenza quasi salvifica. Egli infatti non uccide per uccidere, bensì per salvare la vita e l’avvenire di quell’unica persona che in questa giungla è riuscita a donargli un briciolo d’umanità e di gioia: una prostituta, interpretata da una giovanissima Jodie Foster. Il finale lascia uno spiraglio di speranza allo spettatore, che, grazie alla recitazione fantasticamente passiva di De Niro, e al montaggio incalzante di Scorsese, non può far altro che rimanere incollato alla sedia e seguire il protagonista in quest’affascinante discesa agli inferi.

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