18 Recensioni su

Taxi Driver

/ 19769.7775 voti

taxi driver un grande debutto / 22 Marzo 2024 in Taxi Driver

Il
“Taxi Driver” del regista Martin Scorsese, uscito nel 1976. Questo capolavoro del cinema è famoso per la sua rappresentazione cruda e oscura di New York City, mostrando la città come un luogo dominato dalla criminalità e dalla disperazione.
Il protagonista, Travis Bickle (interpretato da Robert De Niro), è un reduce della guerra in Vietnam che si ritrova alienato dalla società e tormentato dalla sua discesa nella follia. Lavora come tassista notturno e diventa testimone del degrado e della corruzione che lo circonda. La sua solitudine e il suo senso di impotenza lo portano a una crescita di frustrazione e rabbia, fino a quando decide di diventare un vigilante e prendere la giustizia nelle sue mani.
La prostituta che menzioni è Iris, interpretata da Jodie Foster, e la sua relazione con Travis è complicata e simbolica. Travis desidera proteggere Iris e liberarla dal suo stile di vita autodistruttivo, ma allo stesso tempo si rende conto della sua incapacità di relazionarsi in modo sano e normale con gli altri.
La scena finale in cui Travis tenta di uccidere il candidato presidenziale e poi si rivolge al bordello per salvare Iris è intensamente drammatica e controversa. Riflette il conflitto interno di Travis tra il desiderio di fare del bene e la sua incapacità di agire in modo razionale e controllato. L’interpretazione della sua azione da parte dell’opinione pubblica come un atto eroico è una critica sociale alla glorificazione della violenza e alla mancanza di comprensione delle condizioni mentali dei protagonisti come Travis.
In sostanza, “Taxi Driver” è un film che esplora temi complessi come alienazione, violenza, moralità e disperazione umana, offrendo uno sguardo crudo e inquietante sulla società americana degli anni ’70.

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UN PO’ DELUSO, ma non dal film… / 27 Gennaio 2022 in Taxi Driver

Film visto e rivisto è come ogni grande film ha sempre qualcosa di nuovo da offrire, ma davvero vederlo in prima posizione con 9,8 come se fosse la perfezione mi pare un offesa alla STORIA DEL CINEMA e hai registi che l’hanno realmente segnata. tra l’altro un certo Tommy avrebbe sicuramente da ridire sul fatto che questo sia il film più bello di Scorsese

Capolavoro / 15 Marzo 2017 in Taxi Driver

Un film che non ha bisogno di troppi discorsi, l’ho visto almeno trenta volte, ma mantiene sempre, comunque e duramente la sua forza. Magistrale regia di Scorsese, De Niro in quella che è a mio avviso la sua miglior performance, con uno dei personaggi più iconici della storia del cinema… l’ambiente newyorchese, la violenza, la solitudine, la sottile linea tra l’essere un assassino o un eroe. Ma le parole non servono, bisogna solo ammirarlo continuamente questo film, che a mio parere è non solo il migliore di Scorsese ma proprio uno dei più bei film di sempre, senza ombra di dubbio.

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L’apice del capolavoro…. 10 / 21 Luglio 2016 in Taxi Driver

Rivisto oggi per la milionesima volta, finalmente mi accingo a scrivere la mia personale recensione di questo gioiello del cinema.
Premettendo che secondo me è la miglior interpretazione di De Niro e il miglior film della sua collaborazione con Scorsese, aggiungo che in questa pellicola trovo sintetizzati quasi tutti i miei miti (New York, De Niro, Scorsese, il cinema, l’America degli anni 70…).
Leggendo gli altri commenti noto molte opinioni e alcune contrastanti, ma questo film va guardato con occhi particolari, appunto per il suo essere sopra le righe. La regia che ci regala Scorsese è piena di arte: la fotografia, movimenti di macchina, colori e suoni (provate a rivedervelo in lingua originale… da pelle d’oca!) insomma merita un occhiata molto nel profondo.

Samo tutti Travis Bickle: a volte soli, emarginati, solitari, incapaci di relazionarci, vendicativi, giustizieri… e già in questo nasce un affinità tra spettatore e personaggio che va oltre la storia. E vediamo un De Niro trentenne, dannatamente affascinante, smilzo, avvilito e espressivamente sublime (si, questo termine ci sta tutto…). Il suo “Are you talkin’ to me?” è entrato nella storia del cinema, la frase cult che tutti credo conoscano.
guardatelo dritto negli occhi quando medita di “salvare” Iris (una debuttante e incantevole Jodie Foster!) dalla perdizione e dal peccato.
Poi le carrellate notturne in taxi, nella New York schifosa, come la descrive Travis, corrotta dala politica, dagli spacciatori e cosi via…

Potrei scrivere per ore di questa pellicola, che ho avuto la voglia di rivedere tutta in lingua originale per captarne ancora di più il senso e la magia, per assorbire a fondo i dialoghi, le musiche e i suoni della città.

Un 10. Non perché è un capolavoro, ma perchè qui c’è l’essenza, di De Niro, del cinema, della regia di Scorsese, di New York. Qui c’è tutto. Magia e dolore. Amore e sofferenza. Cinema e arte.
10. 10. 10. Per anni ancora.

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Solitudine e follia a New York / 19 Giugno 2016 in Taxi Driver

Il tassista splendidamente interpretato da De Niro, è uno dei personaggi iconici del cinema.
Solitario e asociale, precipita inesorabilmente nella follia.
New York è l’altra protagonista del film, la parte più malsana della città.
La regia di Scorsese è eccezionale, e ovviamente il film è un capolavoro, anche se il finale non mi ha convinto in pieno.
Non gli dò 10, perché trovo assurda la musica sensuale e languida che accompagna gran parte del film, e che non ci azzecca nulla con questa storia.

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Tutto questo capolavoro non lo vedo / 29 Ottobre 2015 in Taxi Driver

..lo visto oggi per curiosita…in quanto se ne sente parlare spesso anche a distanza di deceni e decenni…di solito mi piacciono i film di scorsese e di de niro ma sinceramente in questo film non vedo nulla di cosi “sublime” anzi la prima ora è anche abbastanza noiosetta…in conclusione il mio voto è tra 6 e 7 non di piu

Un meraviglioso AntiEroe / 15 Luglio 2015 in Taxi Driver

Quante volte nei film vediamo delle scene ambientate in un taxi? O vediamo film ambientati nella famosa New York, la città che non dorme mai?
E spolverando pellicole cult come Taxi Driver noi vissuti nel nuovo millennio non possiamo fare a meno di mettere a confronto situazioni tipiche e questo film decisamente atipico. Nei film che abbiamo sempre visto il tassista di solito è uno spazientito e cinico uomo di mezza età, che intravediamo per pochi secondi durante il racconto. Nei film che vediamo sempre New York è la città delle mille opportunità. Mentre in Taxi Driver la telecamera si concentra sul Taxi notturno che si muove tra il vapore immerso nella musica di un solitario sassofono. New York è sporca e polverosa, non ci sono solo la Statua della Libertà e l’Empire State building, ci sono anche i quartieri malfamati e esseri umani che di umano hanno ben poco .
E il tassista per la prima volta è protagonista e non spettatore. Trasmette un disincanto totale, nei confronti della natura umana, della vita, del futuro. Incredibile pensare che questo film appartiene al lontano 1976.
Lo stesso protagonista appare come un antieroe. Come un prodotto della società. E possiamo assistere a come i colpi inferti dalla società, come tutto ciò che vede dallo specchietto retrovisore del suo taxi lo cambino. Lo smussino.
Il politico inutile, la ragazzina segregata, il marito nevrotico, figure che si ripetono stancamente una dopo l’altra.
Scorsese costruisce magistralmente la figura di Travis, braccata dalla solitudine, emarginata in un mondo ingiusto. Proveniente da una guerra e diretto verso un’altra guerra. Volente o nolente.
Dovrà cambiare in qualche modo le cose il nostro Travis, giusto?

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22 Marzo 2015 in Taxi Driver

Tostissimo, amarissimo, terribile. Sembra quasi un documentario, più che un film. Da groppo in gola la famosa sequenza della sparatoria, e il finale che lascia con un punto di domanda (non è uno spoiler, no?).
Insomma, una grande prova di maestria filmica, di De Niro e di Scorsese e della Foster.

18 Marzo 2014 in Taxi Driver

Il film in se non è tra i miei preferiti. Ma ho visto di molto peggio. De Niro e la Foster, sono come sempre due grandissimi attori.

Quei cinque minuti / 12 Settembre 2013 in Taxi Driver

Finalmente l’ho visto; Taxi Driver era uno di quei “capolavori oggettivi” del cinema che avevo sempre mancato di vedere.
Vengono fuori gli animali più strani, la notte“; le languide note del sax, il vociare, le sirene ed i clacson di una New York insicura e violenta sono lo sfondo in cui si muove l’insonne Travis, un “uomo dalle tante contraddizioni” – come lo dipinge la bionda Betsy – sociopatico, misantropo. Assistiamo all’inabissarsi della sua follia: “Più pensi di sentirti male e più stai male” scrive nel suo fantomatico diario.
Il realismo feroce e disperante della sua preparazione, nella solitudine di un buco di appartamento, trova il culmine nel celebre monologo davanti allo specchio (“Ce l’hai con me?”). Da bravo bastian contrario, reputo di maggiore impatto visivo le due sequenze davanti al televisore; nella prima, immagini azzurrognole passano davanti al suo sguardo assente, coppie miste ballano sulle dolci note di Jackson Browne, nella seconda il suo stivale texano spinge lentamente l’apparecchio mentre trasmettono un dialogo di separazione di una coppia.
“Non c’è mai stata altra scelta per me”, è l’efficace sintesi di una autocondanna sociale, di un ragazzo che spara con la 44 Magnum e allo stesso tempo scrive bigliettini d’auguri per l’anniversario dei genitori.
Il climax finale è una discesa agli inferi, in qualche modo “tradita” dai cinque minuti dell’epilogo del film. Qui Scorsese rabbercia in modo strano e vaporoso. Si è parlato molto di questa scelta ironica, che trasforma lo psicopatico Bickle in un eroe metropolitano; colgo l’ironia, anche se devo ammettere che questa scelta non mi ha convinto.
De Niro è stratosferico, bell’esordio della Foster. Harvey Keitel nei panni del pappone hippy è grandioso.

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Perfetto / 3 Settembre 2013 in Taxi Driver

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

è arrivato il momento di recensirlo, non sarà facile parlare di tutto cio che amo di questo capolavoro, sublime, magnifico, meraviglioso. Quando penso a questo film provo una sensazione di benessere e di pace, mi vengono in mente quelle melodie malinconiche e affascinanti composte da Bernard Herrmann, quelle immagini di una New York degli anni 70, che di notte si riempie di individui definiti da Travis Bickle (Robert De Niro) “gli animali piu strani” . Questo è il mio film preferito, insieme a “Toro scatenato” (che forse sarà migliore tecnicamente), ma per le emozioni che mi da, Taxi Driver è sul gradino piu alto del podio. Trovo inaccettabile che non abbia vinto nessun premio oscar, anche pensando che quell’anno, come il miglior film, è stato premiato “Rocky”. Probabilmente non avranno voluto premiare un film dove è presente un messaggio di odio e violenza verso la politica (stessa cosa successa con Toro Scatenato, che non fu premiato probabilmente a causa dell’attentato avvenuto ai danni del presidente Reagan, che avrà influenzato il verdetto , ripensando proprio a Taxi Driver). è un film molto suggestivo, esprime perfettamente il senso di solitudine del protagonista, l’alienazione, la voglia di trovare un senso alla propria esistenza. Fantastici i monologhi di De Niro, tutti, con la voce dell’immenso Ferruccio Amendola, mentre è al volante, mentre scrive sul diario o quando si rende conto della m…a che c’è intorno a lui e che lui identifica con il senatore Palantine . Ho apprezzato tantissimo anche i piccoli dettagli come le inquadrature sugli specchietti con le gocce di pioggia, sui fanali del taxi, o Travis che chiude il finestrino passando accanto ad un idrante che spruzza acqua, i fumi per la strada, tutto da un’atmosfera “magica”. Il personaggio di Travis è spettacolare, taciturno, apatico, imbranato con le donne, poi la svolta, quando decide di farla finita. Non posso non parlare poi della scena in cui Travis acquista le armi, vederlo comprare 4 pistole fa pregustare cio che accadrà, e capire che vuole andare fino in fondo, che goduria poi i preparativi, la nuova dieta, l’esercizio fisico, le prove con le armi d’avanti allo specchio…(scena che ho riconosciuto in una puntata di Breaking Bad, ma non so se è stata volutamente citata…. sicuramente era una citazione il fantastico marchingegno posto sotto la manica che fa scattare la pistola in mano, usato da Waltz in “Django Unchained”).Presente anche lo stesso Scorsese in 2 momenti, grandissimo nella scena in cui racconda a Travis di voler uccidere la moglie che lo tradisce. Famosissima la scena d’avanti allo specchio, ma sinceramente non la considero tra le mie preferite. Il finale è di una bellezza sopraffina, eccezionale, lo scontro a fuoco con i papponi e l’affitastanze, in quel palazzo dai corridoi stretti e bui, fino alla stanza del cliente della prostituta, e che dire poi della sequenza dall’alto dalla stanza, passando per le scale fino a fuori dal palazzo, senza dialoghi, solo con la musica, che blocca il tempo, esattamente dopo il primo piano di Travis che si punta le dita a mò di pistola sulla testa e finge di sparare. SPETTACOLO, CULT, VOTO 10.

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5 Aprile 2013 in Taxi Driver

“La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita, dappertutto.
Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi, ovunque.
Non c’è scampo: sono nato per essere solo”.

13 Gennaio 2013 in Taxi Driver

L’espressione della solitudine di un uomo, Travis, ormai leggendario De Niro, all’interno di una alienante giungla urbana notturna. Bellissimo, capolavoro immortale.

9 Ottobre 2012 in Taxi Driver

L’angelo con la pistola / 25 Giugno 2012 in Taxi Driver

Il cinema di Martin Scorsese è tanto bello che non dovrebbe neanche esistere. Non ci meritiamo una tanta grande arte. Taxi Driver, oltre ad essere un grandissimo capolavoro, assoluto se vogliamo, resiste anche all’ombra del tempo come cult movie di puro stampo pulp. Travis Bickle è un angelo vendicatore, una macchina della morte ideata dalla voglia di eutanasia del mondo del momento. Non è un rifiuto, ma bensì un prodotto della società da cui viene e da cui verrà rimandato. La sopravvivenza diventa l’unica possibilità di salvezza per riuscire a salvarsi un mondo che porta i suoi figli alla lotta e che distrugge le speranze. Scorsese massacra il sogno americano e lo rende impossibile da portare al mondo moderno. Il tassista nevrotico e completamente annoiato e perennemente perso nella contemplazione di sale porno come fosse in una chiesa, è una parabola che Scorsese porta sullo schermo aiutato dalle ali da angelo demoniaco del miglior Bob De Niro della storia e da una sceneggiatura perfetta che riesce a ritrarre angosciosamente aspetti che altrimenti sarebbero passati in secondo grado. Il personaggio interpretato da De Niro merita una minima attenzione, è doveroso: un tassista che deve continuare a girare con la sua macchinina per le strade perdute e quasi lynchane di una New York fatta da barboni e prostitute, che un giorno si accorge che l’umanità non è più sopportabile e diventa il dio di sé stesso. Sulle note jazz di Herrman ci avviamo verso un processo di discesa insopportabile negli inferi, con tanto di passaggio per il purgatorio con finale incredibilmente paradisiaco, se confrontato con il resto del film. Come quasi sempre in Scorsese ed ora più che mai, l’amore assume un importanza più che simbolica, filosofica. L’amore è l’unico modo con cui il protagonista può finalmente reinserirsi nella società. Quando il suo amore non viene ricambiato, avrebbe la possibilità di riadattarsi al mondo, ma opta per l’auto-distruzione. De Niro è un antieroe con il preciso compito di permettere che “arrivi un nuovo giudizio universale e getti via tutti i mali di questo mondo”, che gira con occhi di ghiaccio e occhiali da sole che lo fanno sembrare un importante uomo d’affari, che non riesce a stare bene neanche con se stesso(impossibile dimenticare la scena del monologo davanti allo specchio) e che si sfoga resistendo al mondo fino ad esplodere. Scorsese non ci porta alla metamorfosi dell’uomo in bestia, ma bensì il contrario. La bestia si è finalmente fatta uomo e ora può benissimo essere considerata tale. La violenza di Scorsese non è mai fine a se stessa, anche se tutte le storie criminali che ha creato hanno tra loro un solo filo conduttore: l’impossibilità di comunicare con il mondo e di ambientarsi alla nuova realtà che si sta prospettando. Inquadrare la lenta e traballante discesa di una mente perennemente devastata e confusa non è un piacere. Taxi Driver non è qui per darci piacere. Quando finisce, ormai, sembra di essere nella stessa città del film, anche ben trentacinque(e anche più) anni dopo. Scorsese va studiato anche in questa chiave di lettura: Scorsese ha designato scorci di modernità pur vivendo costantemente nel passato. E dopo l’esplosione di follia e la tragedia umana di una maschera, finalmente vediamo una piccola ruga di emozione fuoriuscire dalla faccia di Bob De Niro. Un angelo a cui il mondo ha spezzato le ali. E che se le è riprese. Con gli interessi.

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17 Marzo 2012 in Taxi Driver

“Once I was a lover
And I searched behind your eyes for you
And soon there’ll be another
To tell you I was just a lie

And sometimes I wonder
Just for a while
Will you remember me“

Si sa che le palle ( salvo malformazioni )nell’uomo sono due,ora riflettendo possiamo affermare con tranquillità che anche le donne possono quanto meno affermare che le proprie palle possono rompersi o guastarsi,è chiaro che siamo di fronte a metafore date a sottolineare la natura di uno stato attraversato in un preciso momento, questo se rapportato ai giorni nostri sta a significare una certa propensione per l’impazienza che alberga nel nostro animo,senza dubbio è radicato in molti di noi e questo forse è dovuto alla società in cui viviamo che ingloba l’individuo a essere privo di oggettiva voglia di soffermarsi su episodi filosofici che potrebbero porre domande scomode tanto da minare le nostre certezze di esseri pensanti solo sulla carta,si badi non su quella d’identità, perché sul documento non vi è traccia di quanto intensamente il singolo individuo può essere portato a vivere alcuni episodi della propria vita.
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Ora,se si unisce il logorio della vita moderna alla totale mancanza di prospettive cosa si ottiene ? la risposta è pura e semplice apatia condita da depressione malinconica mista a rabbia repressa,ok,voi direte che lagnarsi non porta a niente,sono d’accordo,ma dovete sapere che a volte ci sono dei giorni down,ossia dove il ripetersi dei gesti ormai memorizzati come un automa fa si che si veda solo oscurità,si è catapultati in un tunnel dove non si scorge mai la luce che ne sancisce la fine,letale è per il depresso l’essere tirato in ballo in questioni puramente pleonastiche e prive di qualsiasi attrattiva,è allora che i pensieri più cupi fanno capolino nella mente malata del soggetto,vi si trovano :rasoi,molotov,mitra e rpg,tutto l’armamentario utile a eliminare soggetti che ai suoi occhi sembrano inutili alla società civile,la rabbia è stata trattenuta troppo a lungo e si sta per esplodere,quando la goccia farà traboccare il vaso saranno cazzi amari.
Poi non venite a dirmi che non vi avevo avvertito.
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Ascensore per l’inferno
Niente salita, solo discesa
Apatia di un uomo, solo
Solitudine che ti vien naturale cercare
Perché avere tutta la vita davanti sembra non servire.
Girovagando di notte,sperando di trovar pace dai demoni che ti inseguono
Accogli i lamenti delle anime perse come un placebo perché pensi che in qualche modo possano lenire le tue sofferenze, anche se spesso alle tue orecchie sembrano flatulenze che uscite da bocche che sembrano buchi di culo non fanno altro che infestare il tuo mondo di lupo solitario e quasi vomiti dal disgusto che provi pesando che ne è pieno il globo di questi scorreggioni senza arte ne parte che hanno come unico scopo quello di insozzare la vita altrui.
Allora senti che è tempo che qualcuno faccia qualcosa, senti di essere tu il prescelto, senti di essere l’unico essere umano in grado di porre fine a tutto ciò, è la tua missione e ne sei consapevole, è lo specchio che te lo dice,quello che vedi non ti fa paura,adesso sei pronto.
Benvenuto all’inferno, figliolo.

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Taxi Driver / 7 Febbraio 2011 in Taxi Driver

TAXI DRIVER
(Taxi Driver, Usa 1976, col., 113’)
Sceneggiatura di Paul Schrader
Regia di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Jodie Foster, Harvey Keitel.

Taxi Driver è un film bellissimo che ha cambiato la storia del cinema.
Il protagonista, Travis, è appunto un tassista assunto da poco in quella giungla d’asfalto che è la metropoli di New York.
Il film ha due fasi fondamentali: una notturna, una diurna. La vicenda narrata, infatti, si propone anzitutto di raccontare con un taglio documentaristico, la vita di questo tassista, posto dal regista quale cartina al tornasole di una società, dove il disagio e la violenza vanno di pari passo. Tutto è triturato dalla foga del guadagno e dal consumo. Non c’è più spazio né tempo per i sentimenti tantomeno per l’amicizia. Di giorno dunque viene raccontato il Travis “umano”, che cerca disperatamente l’amore, ma viene puntualmente allontanato a causa della sua timidezza ma anche della sua difficoltà a calarsi in una “situazione reale” (il protagonista è un reduce dal Vietnam, rimasto turbato dalle violenze della guerra). Alle delusioni affettive, s’aggiungono quelle idealistiche (indicativa in tal senso è la scena della campagna elettorale) dove emerge una sorta di smarrimento epocale del protagonista, che si sente costantemente trattato più come numero che come persona. Di notte compare, come una luce, il Travis- macchina, che svolge il suo duro lavoro di tassista nei luoghi più infidi dei sobborghi metropolitani, dove l’odio razziale, la prostituzione e il traffico di droga sono realtà con cui si deve prima o poi fare i conti, anche duramente. La sua abitudine all’orrore lo rende da un lato impermeabile a qualsiasi incontro, dall’altro lo costringe a chiudersi sempre più in se stesso in un’escalation di tensione che va di pari passo con lo svolgersi della pellicola, fino all’esplosione di violenza finale. Ma la violenza di Taxi Driver è violenza quasi salvifica. Egli infatti non uccide per uccidere, bensì per salvare la vita e l’avvenire di quell’unica persona che in questa giungla è riuscita a donargli un briciolo d’umanità e di gioia: una prostituta, interpretata da una giovanissima Jodie Foster. Il finale lascia uno spiraglio di speranza allo spettatore, che, grazie alla recitazione fantasticamente passiva di De Niro, e al montaggio incalzante di Scorsese, non può far altro che rimanere incollato alla sedia e seguire il protagonista in quest’affascinante discesa agli inferi.

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De Niro super / 2 Febbraio 2011 in Taxi Driver

Nove al film, undici al protagonista.

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