Recensione su Taxi Teheran

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Una rosa per il cinema / 5 Settembre 2015 in Taxi Teheran

Entri nel taxi di Panahi che pensi di stare in una specie di docu-film. Le due camere fisse (cruscotto e laterale) ti danno questa falsa impressione iniziale; poi personaggio dopo personaggio ti rendi conto che non abbiamo a che fare con quel “sordido realismo” temuto dalla censura iraniana, no, affatto. E’ finzione pura fatta di sceneggiature leggere, quasi trasparenti. La violenza è sospesa nelle parole, camuffata nello splendido dialogo tra zio e nipotina, tra il regista e la donna avvocato radiata dall’albo che lascia con gesto elegante “una rosa per il cinema” sul cruscotto. La libertà non la si persegue solo alzando la voce e mostrando l’orrore, anche la poesia di un film può avere la sua potente e segreta forza erosiva.

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