Recensione su I racconti del terrore

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26 Ottobre 2014

Film a episodi tratto da alcuni racconti di Edgar Allan Poe.
Il primo si basa su “Morella”, senza però renderne la potente analisi psicologica. È indubbiamente il meno riuscito dei tre episodi.
The black cat, intreccia l’omonimo racconto con un altro invero prevalente, “Il barile di amontillado”. De “Il gatto nero” c’è ben poco, se non il gatto (che tuttavia fa soltanto da comparsa) e il finale. Anche “Il barile di amontillado”, che pur fornisce i personaggi e buona parte dell’intreccio, è decisamente stravolto, con l’inserimento di una tresca amorosa e un ribaltamento delle attitudini dei protagonisti (Montresor è l’ubriacone, Fortunato un sommelier raffinato). È il più umoristico dei tre episodi, omaggiando così il Poe ironico, capace sì di scrivere tanti racconti del terrore, ma anche diversi a carattere umoristico.
Il terzo episodio, basato su “La verità sul caso di Mr. Valdemar”, affronta il tema del mesmerismo, volgarizzandolo però sino a farlo confondere con l’ipnosi, che, per il vero, con la disciplina inventata da Mesmer è soltanto lontanamente imparentata. Sebbene la storia sia banalizzata con l’inserimento (anche in questo caso) del fattore sentimentale, che si rivela infine lo scopo che muove il dottor Carmichael, l’episodio è indubbiamente il più affine all’etichetta di “racconto del terrore” di cui al titolo, e in tal senso il finale è probabilmente il momento più forte dell’intera pellicola.
Nel complesso si tratta di un’antologia interessante, ma ormai decisamente datata.
Corman è celebre per aver girato horror a basso costo (e la cosa si nota moltissimo nella povertà degli effetti speciali) e per aver attinto a piene mani e in diverse occasioni dal repertorio di Edgar Allan Poe.
In questo caso lo sceneggiatore Richard Matheson ci mette parecchio del suo, ma con risultati, soprattutto nel secondo e nel terzo episodio, non disprezzabili.
Vincent Price, attore feticcio di Corman e grande nome del cinema horror d’antan, interpreta (egregiamente) tre diversi ruoli, tutti principali, nei tre episodi (il marito di Morella, Fortunato e Valdemar).
Riuscitissimo, nel secondo episodio, l’accostamento interpretativo (o, per meglio dire, l’antitesi) tra lo statuario, aristocratico Price e il tozzo ed espressivo Peter Lorre, nel ruolo di Montresor. Il grande attore ungherese, celebre per aver interpretato il mostro di Dusseldorf in “M” di Fritz Lang e per esser diventato una vera e propria icona del genere noir e non solo (lo troviamo in Casablanca e in alcuni film di Hitchcock), è qui in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche, in quel periodo decadente della sua carriera in cui seppe però donare una brillante vena comica ai suoi personaggi.

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