14 Recensioni su

Take shelter

/ 20117.0129 voti

Piuttosto pesante…film per i più sensibili / 9 Febbraio 2017 in Take shelter

Bel film sulla schizofrenia. Forse il comportamento delle persone che stanno accanto al protagonista è un po’ distaccato…il film si concentra sul malessere e sulla persona che ne soffre forse per cercare di creare una empatia da parte dello spettatore…per cui il film risulta piuttosto pesante…immaginate di essere voi a vivere certe situazioni, non sarebbe piacevole ovviamente.

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Temete i Temporali / 3 Novembre 2016 in Take shelter

Presa di coscienza del proprio stato mentale, difficoltà familiari e tempeste perfette, realtà, timori e sogni si mescolano per un mix conturbante guastato solo da un epilogo meno coraggioso del previsto, seppur coerente.

8 Febbraio 2014 in Take shelter

Curtis (Michael Shannon) è un tranquillo padre di famiglia trentacinquenne, operaio, vive in un villaggio dell’Ohio insieme a moglie (Jessica Chastain) e alla figlia sorda dalla nascita. L’uomo è però vittima di inquietanti visioni e incubi nei quali si trova ad affrontare un terrificante tornado che minaccia la sua famiglia. Premonizioni oppure primi sintomi della schizofrenia ereditaria che anni addietro colpì anche sua madre?

Jeff Nichols, alla sua seconda prova da regista, costruisce un piccolo capolavoro. Un film sofferto ed ambiguo. Tanto compassato nel ritmo quanto sconvolgente nel modo in cui è capace di rovesciare del tutto le carte in tavola man mano che ci si avvicina ad una sequenza finale inaspettata, indimenticabile e (solo apparentemente) interlocutoria.

Con questo dramma familiare ai limiti del thriller, Nichols si conferma una delle voci più originali ed attente nel raccontare la più profonda provincia americana.
Il regista modella il film intorno alla magistrale performance di Michael Shannon ( vero e proprio attore-feticcio per Nichols infatti già visto nel precedente Shotgun Stories, e nel successivo Mud sebbene in un ruolo marginale) il quale dietro alla consueta maschera di apparente impassibilità ed alla consueta fisicità imponente regala una prova di incredibile intensità.

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14 Giugno 2013 in Take shelter

Lento e noioso. E’ raro che un film drammatico mi susciti tali sentimenti. Bocciato.

27 Maggio 2013 in Take shelter

(Sette stelline e mezza)

Il film funziona egregiamente grazie ad un ottimo uso della tensione, costruita attraverso tempi narrativi ben moderati, interpretazioni intense e misurate anche quando vengono calibrate sul filo dell’eccesso per descrivere impulsi violenti e, soprattutto, una grande credibilità di fondo, perché è sempre labile e più vicino di quel che si suppone il confine tra regola e follia.

Per certi versi (un presagio oscuro che incombe, i segni poco leggibili, l’incomprensione generale, un pericolo -vero o presunto- di cui non si conosce né la reale portata, né la vera forma, la casa facente parte di un contesto rurale bucolico, ma forse ostile, ecc.), mi ha ricordato Signs di Shyamalan, anche se il film di Nichols è risolto in maniera nettamente più interessante e mantiene costante per tutta la propria durata un senso di inquietudine ben più profondo e viscerale, perché presuppone un disagio psichico, decisamente più subdolo, quindi, di un pericolo espressamente materiale.

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18 Marzo 2013 in Take shelter

Take Shelter.

Cos’è Take Shelter.
Potrei sintetizzare il film al massimo scrivendo come esso sia semplicemente un grosso trip, un sogno o peggio un susseguirsi di incubi che in realtà potrebbero essere benissimo delle visioni, presagi che solo chi ha una sensibilità maggiore può percepire”. Sensibilità o pazzia ? E’ questa la domanda ma soprattutto chi è il pazzo ? Il tizio che grida al lupo al lupo oppure la comunità che non lo ascolta ?
Una pellicola che non conoscevo, me l’ha consigliata un nostro fan (il prode Vincenzo aka @Notta), che non mi ha colpito così a fondo come speravo. Questa però è solo una mia piccola premessa, a voi potrebbe colpire
in modo maggiore e visto che il film rende e rende bene, è godibile ed intrattiene, ve lo consiglio.

Il protagonista della pellicola è un uomo, un operaio chiamato Curtis.
La sua non è la classica famiglia media americana, è sposato ma non è felice. E’ in apprensione, anzi credo che il termine non sia proprio giusto, egli è ossessionato.
L’ossessione di Curtis è una specie di presagio, un uragano dalle dimensione mai viste prima sta per abbattersi sulla ridente cittadina dove egli risiede. Solo lui è in grado di vedere quelli che sembrano essere dei piccoli indizi, delle stranezze, delle visioni di giorno e degli incubi notturni. Non vive felice, a tutto ciò abbiamo l’aggravante ovvero il passato di Curtis. Proviene da una famiglia dove alla sua
stessa età, la madre venne reputata schizofrenica. Per non parlare degli
incubi ricorrenti, anche questi perseguitano il nostro eroe.
Non è un eroe alla Marvel, è un eroe della quotidianità. E’ un padre di famiglia con una bambina sordo-muta e una moglie bella ed apprensiva che farebbe di tutto, come egli del resto, per proteggere la propria figlioletta.
Ma la domanda alla visione filmica ce la facciamo anche noi.
E’ matto ? Tutti i dati che abbiamo alla mano sembrano suggerirci questo, attenzione però poiché non siamo di
fronte a una persona che si abbatte, un tizio che di fronte alla sua pazzia o presunta tale si chiude in sé stesso.
Il nostro è un personaggio forte, come ho già detto è pronto a proteggere la sua famiglia anche a costo di
rimetterci di tasca propria, non solo a livello economico ma anche a livello sociale.
Viene escluso dalla comunità, allontanato, si ridelinea l’asse noi-l’altro o meglio il protagonista e gli altri.
E allora ? Allora nada de nada, si costruisce una specie di bunker.
Compra un container, fa scavare una grossa fossa e ce lo schiaffa dentro.
Crea insomma un rifugio che permetterebbe lui e la famiglia di salvarsi.
Avete fatto caso come in molti film, oserei dire in molti americani, made in U.S.A compare questo particolare ?
Il bunker in giardino intendo. Credevo la Guerra Fredda fosse finita.
Perdonatemi la battuta, tornando seri, il film è angosciante e funziona, se non fosse per qualche pecchetta
qua e là. Forte il finale, riflessivo non c’è che dire.

Note del Don.
Avrei tolto alcuni effetti speciali, a mio avviso hanno abbassato la qualità di un film che avrebbe ottenuto sicuramente più punti.
DonMax

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In an Expression of the Inexpressible / 17 Marzo 2013 in Take shelter

Il film guarda alla sfera più intima di una famiglia come tante, scavando all’interno dei suoi personaggi in maniera spesso dolorosa. Il soprannaturale cade su un mondo che non vuole rinunciare al proprio realismo e lo spettatore si trova frastornato dai continui passaggi tra sanità a pazzia.

(Michael Shannon e Shea Whigham li ritrovate insieme anche nella serie “Boardwalk Empire” affianco a Steve Buscemi e Michael Pitt)

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24 Febbraio 2013 in Take shelter

Boooooooooooooooooooooring!

25 Gennaio 2013 in Take shelter

Il secondo film di Jeff Nichols è un dramma riuscitissimo, teso e intenso. Giocando sulle fobie dell’americano convinto dell’Apocalisse improvviso, la sceneggiatura delinea una classica famiglia, composta da madre ( Jessica Chastain), padre ( Michael Shannon) e figlia sordomuta dalla nascita, che vive una discreta vita tutta dedicata alle cure per la figlia e a svaghi tranquilli e sicuri.
Tutto cambia quando Michael Shannon/ Curtis comincia ad avere ricorrenti incubi e allucinazioni che prevedono di volta in volta una tempesta imminente e pericoli vari per la figlia e sé stesso. Ciò lo scuote e lo spinge a costruire un rifugio anti-tempesta sottoterra, sfidando lo stupore della moglie, degli amici e della comunità dove vive.
Gli eventi precipitano nella mente di Curtis, che dimostra comunque di avere i suoi momenti di lucidità quando chiede l’aiuto di uno psicologo. Infine, un temporale violento spinge davvero la famiglia a rinchiudersi nel rifugio, ma quello che per Curtis è l’avverarsi delle sue “sensazioni, si dimostra essere un evento climatico comune che niente ha di catastrofico.
Il film è qui al suo “turning point”, poichè il protagonista supera il terrore che lo tiene in un rifugio ed esce fuori, sotto un cielo azzurro e soleggiato.
L’intera sceneggiature porta avanti un determinato punto di vista per la maggioranza del film: un uomo, vittima delle sue fobie ( forse retaggio di famiglia. La madre è in una casa di cura da 30 anni per schizofrenia), a un tempo lucido e psicotico, cerca aiuto nella scienza, ma con quanta certezza si può affermare che le sensazione e i presentimenti di una persona siano sbagliati e irrazionali? Il film, nel suo finale, pare proprio favorire un punto di visto alternativo a quanto detto nei 100 minuti precedenti, lasciando un senso di incertezza e dubbio riflesso della condizione umana.
Bello, ben girato, capace di mantenere alta la tensione, recitato da dio da Michael Shannon ( che in ruoli instabili da sempre il meglio di sè) e anche da Jessica Chastain, con una fotografia che impreziosisce un paesaggio tranquillo ma cupo, è un film intelligente e da vedere.

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L’apocalisse nella testa / 13 Settembre 2012 in Take shelter

Quando la psiche può creare danni incredibile all’uomo.
Curtis, un semplice operaio, inizia ad avere delle allucinazioni che lo porteranno a condizionare la sua vita lavorativa e sentimentale ma la forza della persona amata non lo abbandona nel momento più duro e pesante della sua crisi. La forza di Samantha nel chiedere scusa, non è da tutti. Molto intenso, lento giustamente per il carattere del film e con due interpreti eccezionali. Veramente notevole.
Bello.
Consigliato!

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Take Shelter / 13 Settembre 2012 in Take shelter

Questo film è uscito nel 2011, è la seconda opera di Jeff Nichols, la prima sarà dura arrivi in Italia, ma si spera. Intanto il regista sta già lavorando a un film per il 2013, che si intitolerà Mud e avrà tra i protagonisti sempre Michael Shannon, che lo ha accompagnato praticamente per tutta la sua carriera. Chissà quando mai arriverà in Italia. E’ inspiegabile anche come una perla del genere, una vera vera perla, non abbia ricevuto nemmeno una singola nomination all’Oscar. Neanche una!

La regia di Jeff Nichols è qualcosa di mirabolante. Egli ci fa vivere per tutta la durata del film la presunta pazzia o paranoia dell’uomo, trasportandoci in maniera magistrale sia nei suoi sogni, sia nelle sue allucinazioni nei momenti di vita reale. E la scelta di Michael Shannon come attore protagonista e interprete della paranoia e della pazzia descritta dal film è quanto mai azzeccata. Con la faccia che si ritrova Shannon, il ruolo del pazzo è decisamente il più indicato.

E anche nella scelta della moglie di Curtis, interpretata da Jessica Chastain, che oltre ad essere una bellezza sublime è anche un’attrice davvero pazzesca. Riesce a incarnare in sé tutto il disagio che prova nel vedere come si sta riducendo suo marito e lo fa in maniera semplicissima, con semplici cambi di sguardi, passando da un’emozione all’altra nel giro di pochi secondi.

Tra le altre cose questo film mi ha ricordato molto quel capolavoro “mio adorato” che fu, che è e che sempre sarà “Donnie Darko”. Una specie di Donnie adulto è il protagonista del nostro film, che spero riuscirà ad entrare nel cuore di molti. Ed è anche riuscito a spaventarmi in alcune occasioni, più di quanto ci riescano la maggior parte dei film horror di oggi.

Voto: 9,5

Recensione anche sul mio blog nonceparagone.wordpress.com

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Opprimente… / 22 Agosto 2012 in Take shelter

… come il cielo plumbeo della tempesta che incombe. Opprimente, perché la malattia psichica è sempre opprimente, limitante, schiacciante. Il film mette in estrema evidenza, ancora una volta, ciò che non abbiamo bisogno di sapere: che l’uomo medio occidentale è completamente impreparato e ignorante – nel senso letterale della parola – su tutto ciò che riguarda una delle realtà e dei meccanismi più incredibili che lo abitano: la psiche, con la sua natura, la sua fenomenologia, i suoi bisogni, i suoi modelli reattivi e adattivi, il suo linguaggio, e certamente la sua realtà, così straordinariamente intrecciata a questo altro grandioso (e altrettanto sconosciuto) sistema tutto umano che chiamiamo mente…

Ma queste sono considerazioni culturali, che una volta tanto dovrebbero smuovere le coscienze e avviare un revisionismo della psicologia in senso lato (visto che è stata “inventata” proprio dal mondo occidentale) e una equa presa di coscienza.

Tuttavia, tornando a questioni cinematografiche, il film regge. Regge l’intento di far “respirare” allo spettatore il vissuto di situazioni simili. Michael Shannon è bravo, con quel viso duro tanto quanto la sua mente che si irrigidisce, si intestardisce, si chiude, si incupisce, si adombra, oppressa da qualcosa che in parte non comprende e in parte non vuole e non osa accettare.

Ma se fin qui credo di aver più o meno condiviso quello che anche altri hanno riferito, c’è qualcosa sul quale ho tanta voglia di porre un dubbio: ma se ci fosse un’altra lettura? Una capace di rendere conto, di spiegare in coerenza quel finale in cui la moglie e la figlia di Curtis cominciano a “partecipare” del senso dell'”incombere”?

Insomma, mi sembra che il film includa certamente un omaggio all’Hitchcock de Gli Uccelli
– con tanto di “scene citazione”
– con questa soglia troppo infranta tra due realtà che dovrebbero restare distinte, dove il confine tra “normale” e “straordinario” – che sia della natura, o dell’uomo – non è più stabile
– con lo stesso aleggiare di qualcosa di misterioso, che rimane irrisolto, e proprio quando si credeva di averne trovato la spiegazione (ma sì, è la schizofrenia che incombe), come a sottolineare che in barba a facili riduzionismi [“Tu cosa pensi, eh? che sono matto?! – urla Curtis] la realtà fondamentalmente ci sfugge [continuamente], si sottrae alla decidibilità
– con quella solitudine in cui versano i personaggi, una solitudine decisamente sociale, a segnare un disagio non insito nella natura delle persone ma nei ruoli, in questa limitata stupida mediocre convenzione della “vita felice” [“ho voglia di qualcosa di normale”, dice Samantha, non capendo che in quel modo offre il fianco all’estremizzazione del conflitto che silenziosamente era già in atto in Curtis, a cui ella alla fine si riunisce evidentemente, “vedendo” la tempesta…]
– e bisognerebbe proseguire…

Tuttavia, concludendo: ottima interpretazione, sceneggiatura curata e coerente nelle battute e nelle scelte di molti dettagli, molto più di quanto traspaia dalla loro media “normalità” (la bambina sordomuta, il tema del rifugio sotterraneo, il tuono che repentino infrange…), ambientazioni significative e ben centrate rispetto al tema.

Prova interessante, Jeff, vado a ripescarmi Shotgun Stories che non ho visto e terrò d’occhio Mud

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7.5 / 1 Agosto 2012 in Take shelter

La collaborazione tra Jeff Nichols e Michael Shannon è iniziata con Shotgun Stories e proseguirà anche con il prossimo (atteso) film di Nichols, Mud.
Nel frattempo, questo Take Shelter, recente vincitore del Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes del 2011, non lascia indifferenti.
Il film è splendidamente interpretato da Jessica Chastain e, soprattutto, da un grande Michael Shannon, davvero molto bravo nella parte di un uomo impaurito e spaventato all’idea di dover affrontare la malattia psichica.
La sua storia personale, il contesto sociale, le difficoltà famigliari, la ristrettezza economica, sono tutti fattori che opprimono i suoi tentativi di razionalizzare qualcosa di totalmente irrazionale e il suo dramma personale scivola via inesorabile crescendo di intensità come i fenomeni atmosferici che ne rappresentano la metafora.
Il ritmo del film non è molto sostenuto ma questo si adatta perfettamente al modo in cui Nichols (che non è il figlio di Mike NIchols!) decide di seguire la vicenda di Curtis.
Molto bella la fotografia e la scelta di dare alla malattia la connotazione di una tempesta, con lampi e saette a ricordare le sinapsi difettose.

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23 Luglio 2012 in Take shelter

Un film che rappresenta con potenzal’ansia e la paura introiettata nella malattia psichica, ma pervicacemente prodotta da un contesto che piano piano diventa intollerabile. Quello che però più di tutto mi ha colpito è la gestione della diversità/malattia nell’ambito sociale e famigliare. La “rovina” non è la malattia in sé, ma la malattia scoperta, pubblica. Il senso della paura che il film trasmette è che tutti possano capire il disagio crescente di Curtis e come possa essere gestita questa condizione: non c’è sorpresa, la malattia isola, la malattia allontana, la malattia esaspera. Eppure Curtis è un uomo consapevole, si serve di tutto ciò che può adoperare per arginare ciò che gli accade, ma tutto, tutto agisce contro di lui, non ultimo il sistema cieco e sordo di fronte al disagio. Il realismo è impietoso, tutta la vicenda è puntellata da un contraltare economico asfissiante, questo sì quasi prevedibile in ogni passaggio rispetto al compulsivo procedere della malattia, ma ugualmente pericoloso.
Il sistema di vita di Curtis implode nei suoi sogni e nella realtà lui deve trovarne uno sfogo emotivo che non può essere spiegato e razionalizzato, la sua è una presa d’atto che la razionalità per quanto rassicurante non è sufficiente. La malattia viaggia secondo codici che infrangono la routine della vita della famiglia, rompe la prevedibilità, distrugge il concetto di normalità che è “fare quello che tutti fanno”, “seguire perfettamente gli orari del lavoro”, “andare in chiesa”, “partecipare alle feste di quartiere”, “condividere il bar se si è maschi”. Se per noi è evidente lo stato allucinatorio (di cui ci accorgiamo comunque tardi per come è realisticamente ripreso), la parte della “delusione”, il secondo punto di Curtis verso la schizzofrenia, è un puzzle in via di costruzione che non collima con la chiosa dell’amico all’inizio del film sulla “giustezza” della sua vita. Cosa è la delusione? La vita, suppongo.
A questa traccia si lega il senso apocalittico delle visioni del protagonista con la natura che si rivolta contro l’uomo, che lo schiaccia. Il finale lascia sicuramente interdetti: la condivisione della malattia rende fragile anche la moglie forse, ma sembra difficile che la figlia, chiusa nella sua bolla infantile, possa davvero vedere la tempesta. La tempesta c’è? Dentro Curtis sicuramente.
Molto bella la fotografia, molto belle le riprese dal giardino della casa con questa orizzontalità crudele direi.

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