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Recensione su Survival of the dead - L'isola dei sopravvissuti

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23 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo era il cinema aggratis al Massimo, dove ci sta una qualche mostra + rassegna di zombies, vampiri, mummie e Pippi Baudi e tutte quelle cose che sono defunte e sepolte e putrescenti dentro ma popolano i sogni di tutti noi.
Romero s’è inventato il genere da solo, e onore a lui, ora va avanti di conserva con questi episodi slegati di un continuum unico in cui cazzuti protagonisti esplodono cervella di teneri zombies. Certo che ormai paura non fa più, però ridere sì. Da un lato è la gara a inventarsi dei modi buffi per martorizzare corpi, zombies o umani che siano, dall’altro è la critica sottostante alla società occidentale e a come siamo, per cui spesso i vivi sono assai più cattivi di quanto cattivi gli zombies non siano.
Qua c’è il drappello militare che giunge su di un’isola dove i superstiti sono divisi in due fazioni, fa tutto molto repubblicani contro democratici, per dirla in breve, con i rispettivi capiclan, e con i repubblicani che, sperando di convertire i non-morti del luogo al veganesimo, ehm, no, alla carne animale, non vogliono ucciderli e allora li tengono incatenati; e quelli ripetono all’infinito le azioni che facevano al momento della morte.
Ci sono due zombies capiclan che si sfidano nel finale stagliandosi su di una luna moneta metallo enorme.
Il tutto è molto western, però zombies e in un’isola verde al largo del Delaware. Chiaro no?
Cazzo ne so io poi se quello è il Delaware.

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