Recensione su Superman

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19 febbraio 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Superman è certamente il supereroe per eccellenza. Creato per una serie a fumetti da Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933, anche se vide l’edicola solo nel 1938, è il capostipite di tutti i superuomini dei fumetti che ancora oggi appassionano milioni di lettori in tutto il mondo.
Un eroe quasi senza dubbi e lati bui, a differenza del quasi coevo Batman (nato nel 1939), ottimista e solare, rappresenta tutte quelle qualità che all’americano medio piacerebbe attribuire a se stesso.
Il personaggio era già apparso al cinema e in televisione, ma fu solo in quel 1978 che ebbe a disposizione un budget adeguato ed effetti speciali all’altezza delle aspettative (che si aggiudicarono un premio Oscar), in un film che inaugurò una serie che si protrasse per tutti gli anni ottanta.
La trama del primo film ripercorre le origini del personaggio in modo abbastanza canonico. Il neonato Kal-El è spedito sulla Terra dai genitori per salvarlo dall’imminente distruzione del pianeta Krypton. Arrivato nel Kansas, è adottato, con il nome di Clark, dalla famiglia Kent che lo alleva secondo i principi dell’american way of life. Crescendo scopre le proprie origini e di possedere particolari poteri sovrumani.
Raggiunta l’età adulta, decide di mettersi al servizio del bene, nascondendo la propria identità dietro le spoglie di un timido giornalista del Daily Planet di Metropolis. La prima minaccia di cui deve occuparsi riguarda lo scienziato con velleità di conquistatore del mondo, Lex Luthor.
Il film diretto da Richard Donner, la cui regia gli fu affidata dopo i rifiuti eccellenti di Coppola, Friedkin e Spielberg, ebbe un successo commerciale incredibile e, insieme a Guerre stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo, usciti l’anno precedente, rilanciò l’interesse del pubblico e dei produttori verso il cinema fantastico. Per la realizzazione non si badò a spese, tanto da pagare un ingaggio di quattro milioni di dollari solo per avere l’attore Marlon Brando nel ruolo del padre del protagonista, Jor-El, in una parte che non supera i dieci minuti!
La ricerca dell’attore giusto a interpretare la parte dell’Uomo d’Acciaio non fu facile. Molti nomi si susseguirono (Terence Stamp, Ryan O’Neal, Sylvester Stallone), alla fine si giunse a Christopher Reeve, un attore la cui aderenza al personaggio disegnato era straordinaria. Per interpretare il goffo Clarke, l’attore s’ispirò al personaggio di Cary Grant del film Susanna (Bringing Up Baby, Howard Hawks, 1949).
Altri grandi nomi del cast sono Gene Hackman, nel ruolo di Lex Luthor, e Glenn Ford, in quello del padre putativo di Clarke.
Il film alterna passaggi enfatici e solenni, accompagnati dalla popolare e sontuosa colonna sonora di John Williams, lo stesso autori di quella di Guerre stellari, di cui ne ricorda le sonorità, a toni decisamente da commedia, accentuati poi nei sequel.

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