Recensione su L'uomo d'acciaio

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Collaborazione ludico-posticcia / 25 Giugno 2013 in L'uomo d'acciaio

Non ho mai provato interesse per il supereroe alieno con la brillantina. Penso sia stato creato per il pubblico americano, e negli americani stereotipi vive adagiato finchè essi non cambieranno (o almeno spero) direzione. Detto questo decido di andarlo a vedere, ma i motivi sono ben altri: Christopher Nolan e Zack Snyder. Entusiasta della collaborazione tra il guru e il maestro, mi convinco.
Il film dura un’ora. Una volta finito inizia un mediometraggio d’azione: buoni contro cattivi. La decisione di trascinare con molta fretta, quasi a flash, tutta la storia della nascita e adolescenza di Clark deve essere interpretata, a mio avviso, come il tentativo di non soffermarsi sulle solite cose risapute, ma focalizzare l’attenzione unicamente sull’azione. Se tale intuizione poteva risultare efficace, il prodotto che ne esce fuori sembra quasi un sequel di se stesso, e gli eventi narrati spesso lasciano lacune e interrogativi incolmabili. Il pressappochismo della psicologia del personaggio non subisce evoluzioni, e il piattume della narrazione non riesce a scavalcare i canoni del fumetto super-disimpegnato. Della storia sentimentale è indispensabile non parlare, per non aggravare una situazione già non molto florida. Alla fine, il nostre eroe, dopo che l’intero mondo è a conoscenza di lui, inforca gli occhiali rendendosi irriconoscibile, almeno secondo lui, e, per quanto citazione del personaggio, ciò mi arreca comunque fastidio.
Sulle scene d’azione, la scenografia, la fotografia e i combattimenti epici non avrei vacillato per un solo momento, convinto che i due non si sarebbero lasciati sfuggire l’occasione o, addirittura, arrivo a pensare che il film fu scritto appositamente per divertirsi in un gioco di stile che comunque farà piacere agli amanti del genere. Sceneggiatura di David S. Goyer, già sceneggiatore de “Il Cavaliere oscuro”. Non si sa cosa gli sia preso.

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