Recensione su Viale del tramonto

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Fantasmi hollywoodiani / 8 dicembre 2017 in Viale del tramonto

Epitaffio monumentale, mausoleo di un modo di fare (ed intendere) la settima arte che non tornerà più. “Viale del tramonto”, per come la vedo io, è tutto questo. Può essere visto come una spartiacque tra una generazione che non si è rassegnata a lasciarsi ingabbiare dai confini del tempo e che trova il suo rappresentante nella monumentale Norma Desmond (Gloria Swanson) e chi pensa che sia giunta l’ora di voltare pagina come lo scrittore di soggetti Joe (Willelm Holden). A pieni polmoni è possibile respirare l’aria di decadenza che circonda la villa dell’ ex diva del muto (le pareti incrostate, il vento che soffia nelle canne dell’organo, il funerale della scimmietta..) e l’ossessivo culto che Norma ha della propria persona, disprezzando totalmente l’innovazione e spargendosi la pelle di lodi e ammirazioni confinate in quello stesso spazio. Siamo davanti ad una vera “ghost story”, popolata dagli spettri del grande cinema muto (Buster Keaton, Cecil B.Mille, un Erich von Stroheim monumentalmente statuesco).

Un capolavoro crudele e meraviglioso.

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