Recensione su Viale del tramonto

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1 gennaio 2012

Quando realtà e finzione si fondono in maniera sublime eppure inquietante: la Swanson, come la sua Norma, fu una grande diva del cinema muto e, all’epoca di questo film, aveva appena compiuto cinquant’anni, come la donna, macerata dai ricordi di un passato fastoso, da lei interpretata.

In queste settimane, nei cinema italiani è stato distribuito “The Artist”: le due trame non sono particolarmente dissimili, anche se il film di Hazanavicius sembra avere molti più debiti narrativi nei confronti di “Cantando sotto la pioggia” che verso questo di Wilder.
Eppure, entrambi hanno saputo cogliere il potente dramma che incombe su chi, raggiunto l’apice del successo col carisma del proprio sguardo, vede un altro senso soppiantare letteralmente il proprio talento.

Cameo di Buster Keaton (che qui parla!), ruolo interessante per il paterno regista Cecil B. De Mille, ma la scena è tutta per Gloria Swanson, inarrivabile, con occhi spiritati ed intensissimi, labbra sottili, mutaformiche, sinuose come una ferita insanguinata sul viso, e mani rapaci eppure aggraziate, espressive quanto i sopraccigli (credo che Malefica della Disney, per gestualità ed intensità, sia uno spassionato omaggio nei suoi confronti).

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