Sukiyaki Western Django

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Sukiyaki Western Django

Rivisitazione nipponica dello spaghetti-western. In una città, contesa tra due fazioni (i Bianchi e i Rossi), giunge uno straniero, che prenderà parte alla disputa.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: Sukiyaki Western Django
Attori principali: Hideaki ItoHideaki ItoKoichi SatoKoichi SatoYusuke IseyaYusuke IseyaKaori MomoiKaori MomoiTeruyuki KagawaTeruyuki KagawaTakaaki Ishibashi, Masanobu Ando, Yoshino Kimura, Masato Sakai, Shun Oguri, Renji Ishibashi, Quentin Tarantino, Shingo Katori, Yutaka Matsushige, Toshiyuki Nishida, Yoji Tanaka, Hideaki Satô, Takuya Mizoguchi, Akinori Ando, Yoshiyuki Yamaguchi, Shogen, Ryosuke Nagata, Mostra tutti

Regia: Takashi MiikeTakashi Miike
Colonna sonora: Koji Endo
Fotografia: Toyomichi Kurita
Costumi: Michiko Kitamura
Produttore: Quentin Tarantino, Toshiaki Nakazawa, Nobuyuki Tohya, Masao Ôwaki
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Azione
Durata: 121 minuti

Dove vedere in streaming Sukiyaki Western Django

Noodles Western / 27 Marzo 2020 in Sukiyaki Western Django

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sukiyaki Western Django di per sé il titolo è tutto un programma facendo intuire che il film avrà non poche sfumature trash, e l’inizio difatti non mente. Ad aprire il film ci sarà un insolito Quentin Tarantino nei panni di Piringo, in una scenografia palesemente e volutamente finta, come talvolta si usava fare nei vecchi film di una volta, soprattutto nei western all’italiana, dove le scenografie erano dipinte. Terminato l’incipit che omaggia il western nostrano, il film ha inizio. Sin dai primi fotogrammi si intuisce che la regia, e in special modo la fotografia, sono di un altro livello, subito catturando l’attenzione dello spettatore che ne resta ammaliato. Tuttavia l’assurdità del film si palesa alla stessa velocità: un film ambientato in Giappone con costumi, armi, atteggiamenti da Far West non risulta neanche lontanamente credibile dal punto di vista storico-culturale, così come lo sarebbe se in Occidente si cercasse di emulare la cultura asiatica dei guerrieri samurai; sarebbe una totale assurdità, ma posso capire e perciò accettare che in Oriente si voglia diversificare la proprio cultura mescolandola con quella occidentale, omaggiando il genere western, in particolar modo quello italiano degli spaghetti western (d’altronde dal titolo si fa palese l’omaggio al Django di Corbucci).
Facendo finta che la cultura western arrivi sino al Sol Levante e faccia parte della loro cultura, il film di per sé potrebbe anche funzionare, tuttavia, onestamente, faccio fatica ad accettare quando una serie di stramberie faranno la loro comparsa sullo schermo, a cominciare da un’arma devastante contenuta all’interno di una cassa da morto. Fino all’ultimo ho creduto che al suo interno potesse esserci uno Django zombie che avrebbe incominciato a uccidere tutti, oddio non sarebbe stato così assurdo visto l’andazzo del film, ma forse esce qualcosa di più assurdo a livello storico, come un mitra a canne rotanti moderno, così moderno da poter essere trasportato a mano e non posizionato su un supporto d’appoggio. Oltre questo, certi personaggi sono davvero tosti da uccidere nonostante si spezzino la schiena e gli venga sparato dritti nel cuore. Ebbene sì, lo sceriffo con il disturbo di personalità multiple sarà un codardo, ma è tosto da fare fuori.
E poi c’è lei, l’immancabile comicità fuori luogo e senza senso sempre onnipresente nei film asiatici. Capisco faccia parte della loro cultura ma la trovo sempre così fuori luogo, e qui credo proprio raggiunga l’apice. Suoni da cartone animato dei Looney Tunes accompagnano oggetti che cadono dal cielo e aperture di borsoni delle armi, tanto da lasciarti totalmente esterrefatto guastando l’atmosfera di azione matura che si era venuta a creare. Altra scelta registica insensata e data dalla scena del salto della finestra per finire in monta al cavallo, dove il protagonista viene colto da un fermo immagine e uno zoom a rallentatore e graduale con tanto di effetto sonoro a scatti. Oddio è così difficile da spiegare che bisogna vederlo per capire.
Alla fine il film sembra arrogarsi il diritto di essere un prequel del Django di Corbucci, alludendo al fatto che il piccolo Heiachi si trasferirà in Italia dove verrà conosciuto col nome di Django. Forse sfugge una cosa… Django, il personaggio Django, non è italiano, non è mai stato in Italia e la sua storia si svolge in America, diversi secoli dopo che i fatti di questo film narra.

In conclusione posso dire che questo film è una gioia per gli occhi, con una delle più belle fotografie che abbia mai visto in un film orientale e non; tuttavia sembra che le priorità di Takashi Miike (regista e co-sceneggiatore) e Masa Nakamura (sceneggiatore) non fossero quello di creare un capolavoro che avrebbe scritto un pezzo di storia del cinema, piuttosto sfornare un sukyiaki con troppo zucchero tanto da renderlo immangiabile come quello che il nostro caro Quentin mangerà e sputerà con disgusto durante il film.

Voto: 6, una sufficienza data dall’eccelsa fotografia, un ottima regia non esente da difetti, e una sceneggiatura valida ma con diversi momenti da dimenticare.

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Follia collettiva / 3 Febbraio 2015 in Sukiyaki Western Django

Questo film è per me straordinario visto che contiene molte delle mie passioni
-Il Giappone
-Lo humour
-Tarantino
– Spaghetti western

Si, insomma, è uno spaghetti Western ambientato nel paese del sol levante con dei personaggi che definire assurdi è fare un complimento. Durante certe scene non ho potuto far altro che ridere. Se, in mezzo a tutta questa follia, aggiungete pistolettate come se piovesse, citazioni come se grandinasse, il tutto condito da una Katana, che vuol dire Giappone, e da un pizzico di Tarantino che fa sempre la sua (s)porca figura, ecco sfornato uno dei miei personali capolavori.
Pagherei per vedere i “dietro le quinte”. Gli attori devono essersi divertiti da matti a lavorare in un film simile.

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Il Django di Miike / 7 Aprile 2014 in Sukiyaki Western Django

Il successo del Django di Corbucci del 1966 rese il personaggio del pistolero con l’ingombrante bara, una vera e propria icona del cinema. Non solo per la fama ottenuta a livello nazionale, ma anche all’estero. Molti sembrano aver apprezzato questo lungometraggio. Tarantino, con il suo Django Unchained e la sua passione non celata per i western all’italiana, è il più recente autore ad aver omaggiato la pellicola di Corbucci in un suo lavoro. E poco prima di lui, nel 2007, il noto regista Takashi Miike aveva sfornato il suo personalissimo tributo alla pellicola nostrana: Sukiyaki Western Django, appunto.
Miike raccoglie lo stile e l’atmosfera del genere western e lo fonde insieme a quello dell’oriente e della tradizione nipponica. Ad una trama che ricorda immediatamente Per Un Pugno Di Dollari di Sergio Leone, si unisce un cast di personaggi assurdi, con una caratterizzazione portata all’inverosimile. Dallo sceriffo schizofrenico fino al capo rozzo col pallino per Shakespeare, tanto da farsi chiamare Enrico. Proprio come il noto sovrano decantato dall’autore inglese. Ed è doveroso menzionare il personaggio di Yoshitzune, esperto nell’uso della pistola ed allo stesso tempo della katana, simboli dei due stili che collidono in questa pellicola. A questo enorme calderone di citazioni, battaglie e sangue, si unisce la violenza tanto amata da Miike.
Una pellicola che intrattiene, ben congegnata e curata. Il finale, poi, è davvero una bella trovata.

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Un minestrone da manuale / 24 Maggio 2013 in Sukiyaki Western Django

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il sukiyaki è un piatto giapponese in cui viene bollito un po’ di tutto in un brodo che si arricchisce dei sapori dei diversi ingredienti che lo compongono. Insomma, un piatto misto con dentro un po’ di tutto, cotto insieme, ed è esattamente ciò che questo film appare.
Abbiamo spunti di trama che spaziano dallo Heike Monogatari, uno dei grandi classici della letteratura giapponese del XII secolo da cui prende buona parte dei personaggi, all’Enrico IV di Shakespeare, legando il tutto con una trama alla Yojimbo/Per un Pugno di Dollari e colorandolo di western, ma senza perdere la variopinta estetica del periodo Heian, che qui si mischia con quella degli spaghetti western in un mix di revolver e katana esteticamente molto, molto ben riuscito. La comicità è largamente basata su un sapiente uso dei pastiche (non manca la mitragliatrice nascosta in una bara, e come potrebbe!) e del metalinguaggio letterario (bellissima la scena in cui Taira no Kiyomori decide di cambiare nome in Henry semplicemente perché nella Guerra delle Rose vince la fazione rossa dei Lancaster, mentre nella storia Giapponese la fazione bianca dei Minamoto sconfigge quella rossa dei Taira, e lui non ci sta a perdere).
Purtroppo il riferimento costante allo Heike Monogatari che fa da legante non è certo di imemdiata fruizione per il pubblico non giapponese, e quando non riconosci personaggi fortissimamente sentiti dal pubblico giapponese come Yoshitsune e Benkei, perdi metà del fascino di quest’opera, che trasforma il conflitto che diede inizio ad un’era del Giappone, quella dello shogunato di Kamakura, in una zuffa tra gang di pistoleri rivali.
Personalmente ho apprezzato moltissimo l’intreccio di elementi estetici e narrativi.
Miike sa creare dei film davvero eccezionali nel loro genere.

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20 Febbraio 2013 in Sukiyaki Western Django

Takashi Miike è uno strano regista. Sicuramente prolifico ha uno stile vario e un tocco furbesco…13 assassini non ha nulla a che vedere con questo minestrone di generi che – chiaramente – fa impazzire uno come Tarantino. Ma la regia sofisticata, cioè curata, cioè astuta e capace di spaziare e rimescolare con eleganza c’è tutta.
E’ una boiata incredibile ma è fatto bene.
E Tarantino qui già faceva prove per il futuro Django..

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