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Recensione su The Sky Crawlers - I cavalieri del cielo

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9 luglio 2014

Qualche anno fa mi ero già deliziata con questo capolavoro d’animazione diretto da Mamoru Oshii, celebre regista di Ghost in the shell. E ancora più della scorsa volta ne sono rimasta incredibilmente affascinata.

E non solo per la qualità dell’animazione, che non ha eguali. Gli scenari e le battaglie sono così realistiche da sembrare vere; in certe sequenze si stenta quasi a credere di trovarsi davanti ad un prodigio di arte e tecnologia e non ad un “vero” film, con attori in carne ed ossa. E anche se il design dei personaggi non è dei migliori, i loro movimenti, i loro sguardi vuoti e tutto ciò che li circonda rende anche solo il lato puramente estetico di questo incredibile lungometraggio animato una gioia per gli occhi.

Tratto da una serie di romanzi di Hiroshi Mori, The sky crawlers si fa carico di una storia enigmatica, ma molto affascinante. Un racconto di denuncia e di umanità che colpisce le profondità del cuore e della psiche con una trama complessa ma perfetta, priva di punti morti.
E anche se è piuttosto dura digerire la prima ora di pellicola, nella quale vengono poste un sacco di domande la cui risposta è continuamente rimandata, tutto ciò che viene poi è lì per chiarire ogni dubbio, per riposizionare al proprio posto ogni tassello della storia.

Ma forse ciò che colpisce davvero di questo recente prodotto Made in Japan è ciò che riesce a sollevare in noi, tramite i suoi protagonisti a due dimensioni. Eterni adolescenti privati dell’infanzia per combattere una battaglia incessante. Individui nati con la consapevolezza di morire da un momento all’altro, in favore di un “bene” maggiore; la pace nel mondo. O meglio, per continuare ad alimentare l’illusione della pace in una società che non potrebbe mai fare a meno di spargimenti di sangue e supremazie, per provare di essere viva.

Mamoru Oshii spettacolarizza la guerra per distruggere moralmente lo spettatore e per catapultarlo in questo dramma esistenziale e intimista, dove corpi sacrificali hanno la stessa aspettativa di vita di un fiore di ciliegio. Emblema nipponico della bellezza fragile e temporanea.

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