Recensione su Suffragette

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Suffragette, ovvero: più o meno andò così (altro che Mary Poppins) / 6 Maggio 2016 in Suffragette

Anche se era abbastanza evidente che il movimento delle suffragette nell’Inghilterra ante prima guerra mondiale fosse ben diverso da quello dipinto dalla Disney in Mary Poppins (quasi uno spensierato, trasgressivo passatempo di borghesi annoiate), un film come questo era comunque necessario per dipingere con verosimiglianza quello che fu realmente la lotta per il diritto al voto delle donne nella ancorché progredita patria della Rivoluzione industriale (che in effetti fu poi tra le prime Nazioni a concederlo).
È una storia di sassi contro le vetrine, di cassette della posta incendiate, di bombe e di scioperi della fame.
Di madri allontanate dai loro figli, perché messe in prigione o ripudiate dai mariti.

Non che non vi siano film che parlano di questo tema in modo verosimile prima di questo. I primi si registrano addirittura già negli anni Dieci del Novecento, ossia oltre un secolo prima di questa pellicola. Tra di essi, il più importante è sicuramente il Die Suffragette di Urban Gad (1913), con protagonista la prima vamp della storia del cinema Asta Nielsen.
Ma stiamo parlando di film dimenticati e introvabili.

La pellicola gestisce il resoconto storico in maniera impeccabile, concentrandosi sulle storie di donne ordinarie (le suffragette che stavano in prima linea alle manifestazioni), più che di quelle straordinarie (la leader del movimento Emmeline Pankhurst – interpretata dall’onnipresente Meryl Streep – che fa soltanto una breve, ma intensa, apparizione).
Il risultato è un film più che discreto, con un’interpretazione onorevole delle attrici del cast ed una regia che non invade mai il campo alla Storia, che in progetti come questi non può che essere la vera protagonista.
Quello che più è interessante di questa pellicola, non è tuttavia – banalmente – la storia del movimento suffragista femminile, bensì la rappresentazione della condizione della donna nell’Inghilterra post-vittoriana. Forse non sorprenderà i paesi anglosassoni vedere quelle immagini di interi reparti femminili al lavoro, in un’epoca, l’inizio del Novecento, in cui nel nostro Paese qualcosa del genere era invece assolutamente impensabile.
L’Inghilterra di inizio Novecento, del resto, era decenni avanti rispetto a Nazioni come la nostra, ed infatti non per nulla il suffragio femminile arrivò da noi soltanto dopo la seconda guerra mondiale (anche se c’è da dire che Paesi come la Svizzera attesero addirittura fino al 1971).

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