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Recensione su Sucker Punch

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estetica digitale / 20 luglio 2011 in Sucker Punch

Probabilmente la trama non buca e alcuni dialoghi puzzano un pò di già sentito, ma di fronte ad un film di questo tipo che senso ha l’andare a cercare una sceneggiatura ad alto impatto emotivo?
A mio avviso lo spettatore dell’ultimo lavoro del regista di “300” e “The Watchmen”, consapevole del livello stilistico di un regista visionario come Snyder, non può fare altro che gustarsi le scene immaginarie della protagonista che, insieme alle prostitute compagne d’armi (guidate in missione a mò di Charlie’s Angels da un incartapecorito Scott Glenn), affronta i nemici creati dagli incubi di Snyder.
Interessante in questo caso è il mix di generi: sfondi storici integrati in una visione fumettistica di alto livello, personaggi leggendari debitamene inquadrati in una cornice che non è la loro, e tutto uniformemente spalmato su tutto il film. Condito da una fotografia in toni bui e contrasti marcatissimi davvero pregevole.
Insomma, poco importa dove si svolga la storia, se sia reale oppure no e se non sia una storia originale o perfetta (non in questo caso almeno), l’estetica digitale e le sequenze messe in atto da Snyder da sole valgono il fumetto (anzi il film).

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