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Recensione su Submarine

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L’insostenibile leggerezza dell’adolescenza. / 20 giugno 2014 in Submarine

Ben Stiller produce una commedia inglese, vi compare per un nanosecondo in differita e benedice l’atmosfera generale che, tra rimpianti analogici (macchine da scrivere, musicassette, Polaroid) e bullismo senza epoca, sembra voler raccontare un simpatico episodio di vita adolescenziale, ma che poi si trasforma, piano piano, in un vero dramma.
Il che, cinematograficamente parlando, non è affatto male, dato che questo impalpabile passaggio avviene con estrema naturalezza e coerenza.
Bravo, quindi, l’allora esordiente alla regia Ayoade che (chi ha seguito la serie britannica IT Crowd, riconoscendolo, capirà), sembra confermare di essere davvero a suo agio nel descrivere un certo “mondo geek”.

Nonostante la sua apparente leggerezza, Submarine è un film angosciante, claustrofobico, triste, ma non per questo deprimente.
Racconta del superamento dei dilemmi, della facilità con cui si commettono gravi errori, del terrore di provare dolore.
Esteticamente, poi, si tratta di una pellicola decisamente gradevole che, pur insistendo in maniera un po’ manierata su taluni dettagli d’ambiente (dall’abbigliamento dei genitori di Oliver agli eccessi del vicino di casa), è particolarmente realistico: basti pensare alle reazioni, plausibilissime, di Jordana, a tratti fastidiosa ed apparentemente incoerente come chiunque, nella realtà, è.

Ottimo cast, partendo dal giovane Craig Roberts, fino ai navigati Noah Taylor e Sally Hawkins.
La colonna sonora, con brani originali di Alex Turner degli Arctic Monkeys, intima e crepuscolare, è la vera ciliegina sulla torta.

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