Recensione su Stromboli, terra di Dio

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Ascesa a Dio? / 6 Giugno 2012 in Stromboli, terra di Dio

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Stromboli terra di Dio è un film del 1950, prodotto e diretto da Roberto Rossellini. Il film fu girato nell’isola di Stromboli, nell’arcipelago delle Eolie, e vide il coinvolgimento di molti dei veri abitanti dell’isola. Il ruolo della protagonista era destinato in origine ad Anna Magnani, con la quale Rossellini aveva una relazione. Vedendosi portar via la parte da Ingrid Bergman, la Magnani stessa per ripicca volle montare una produzione per girare a Lipari il film Vulcano, diretto da William Dieterle: la lavorazione, iniziata dopo, paradossalmente venne portata a termine prima di quella di Stromboli e il film poté usufruire di un’insperata pubblicità. Dopo questo episodio e l’innamoramento tra Rossellini e la Bergman, Rossellini divorzierà dalla Magnani creando scandalo anche perchè la Bergman era in dolce attesa.

TRAMA:
Karin è una profuga lituana internata in un campo di raccolta per stranieri durante la seconda guerra mondiale. Il futuro incerto le prospetta due possibilità: emigrare in Argentina o restare in Italia ed ottenere la cittadinanza sposando Antonio, un prigioniero di guerra liberato nel campo. Vistosi negato il lasciapassare per il Sudamerica, si unisce in matrimonio con l’uomo e lo segue nella sua terra, l’isola di Stromboli. Karin non riesce però ad adattarsi alla vita del marito, che sull’isola fa il pescatore, ed inizia a soffrire soprattutto le enormi differenze culturali con la gente del posto, rozza e retrograda. La vita della donna, diventata una prigionìa, si fa ancora più dura a causa del carattere tradizionalista e geloso di Antonio che, istigato dalle voci della gente, reagisce duramente e a volte con violenza alle presunte “civetterie” di Karin. La quale, intanto, scopre di essere rimasta incinta e si convince perciò a lasciare l’inospitale isola, dove l’ultima delle frequenti eruzioni del vulcano ha messo a rischio la sua stessa vita oltre a quella degli isolani. Facendo leva sul suo fascino, si procura l’aiuto del guardiano del faro, l’unica persona fidata e disposta a darle il suo aiuto, prova a fuggire tentando di oltrepassare la vetta del vulcano in attività ma la sua fuga disperata pare impossibile. Calata la notte e vistasi perduta, viene presa dallo sconforto ed inizia ad invocare Dio. Alle prime luci dell’alba, Karin implora di nuovo l’aiuto di Dio, decisa a salvare il figlio che porta in grembo.

QUESTIONE DEL TITOLO:
Titolo 1: Dopo l’uragano
Titolo 2: Stromboli (a inizio riprese)
Titolo 3: Terra di Dio (a fine riprese)
Titolo 4: Stromboli (Terra di Dio)
Da questi titoli si nota subito il lavoro fatto dal domenicano, Padre Morlion, sui contenuti del film. Egli infatti interviene ad inserire i temi religiosi che prima nel soggetto del 1948 inviato da Rossellini alla Bergman, mancavano completamente.

VERSIONI DEL FILM:
Esistono 3 versioni del film perchè Rossellini girò il film con due macchine da presa appaiate così da avere due negativi.
– Versione A: Americana per la RKO, presenta la voce di un narratore, molto più corta rispetto alle altre, e non ci sono i temi religiosi ma solo il confronto tra Karin e il luogo.
– Versione B: Europea, è la più lunga tiene lo stile Rosselliniano ma conserva anche le tematiche religiose.
– Versione C: Italiana è di lunghezza media, e conserva anch’essa entrambi i temi.

Rossellini spoglia la Bergman dell’aurea di Hollywood sovvertendo radicalmente la sua figura; la affianca ad attori incapaci mescolando realtà è finzione. E’ una svedese catapultata a Stromboli, il contrasto non può non emergere. Tutto mira ad accentuare l’estraneità della protagonista. Rossellini non le da una sceneggiatura, deve usare il metodo dell’improvvisazione, e deve emergere il disagio e la diversità.
Rossellini riprende il tutto attraverso il vecchio stile dominano da campi lunghi rispetto ai primi piani.
Quando Karin passeggia per le vie del paesello, abbiamo l’idea di un labirinto, e ci rendiamo conto che la protagonista è sempre in relazione con l’ambiente che la circonda.

Anche questo film può considerarsi un film documentario perchè testimonia delle usanze locali come la pesca dei Tonni, ma soprattutto perchè testimonia l’eruzione del Vulcanoa avvenuta realmente durante le riprese.

L’ascesa finale di Karin sul vulcano e visto da Rossellini e da Padre Morlion (egli incide principalmente sul finale) in modo diverso:
– Rossellini vede questa ascesa come la riscoperta dell’importanza del valore della vita;
– Padre Morlion invece la vede come un’ascesa verso Dio: Karin sul vulcano riscopre la propria fede dopo una rivelazione di Dio.

La critica vede la scena finale come una scena conclusa frettolosamente. Il film vincerà il Premio Roma nel 1949 e nel 1950 parteciperà alla XI mostra di Venezia insieme ad un altro film di Rossellini “Francesco Giullare di Dio”.

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