Recensione su Stoker

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Sì, ok. Quindi? / 1 luglio 2014 in Stoker

C’è un perché che mi ha spinto a vedere questo film, e questo perché si chiama Park Chan-wook. L’idolatrato regista della trilogia della vendetta, composta da: Mr. Vendetta, il celebre Oldboy e Lady Vendetta (il mio preferito).

Ma l’allontanarsi dalla Corea del Sub sembra non aver giovato alla reputazione del regista.
Stoker incarna un presunto timore nel confrontarsi con Hollywood, con altri standard, con altri linguaggi e altri target di pubblico. Un timore che si è riversato in ogni scena del film, che seppur sempre ben confezionata e impeccabile, risulta poco funzionante e mal funzionale per costruire il tutto. E per dare un senso all’immagine e alla percezione dello spettatore attivo.

E sebbene i suoi marchi di fabbrica siano forti e visibili anche in quest’ultima (ma aihmè scadente) produzione, il Park Chan-wook che conoscevamo, sembra essere rimasto stordito dal jet lag. O dal troppo manierismo estetico. Pregevole, per carità, ma non in un contesto in cui tutto il resto è allo sbando.

In Stoker si ha sempre l’impressioen che stia per succedare qualcosa, qualcosa di rilevante intendo, ma la suspance alimentata, rimarcata ed evidenziata dai personaggi e dalle atmosfere cupe e vampiresche in cui si anima tutta la vicenda, delude le aspettative. Spiazzando, in senso negativo, con la pochezza e la banalità degli ultimi venti minuti di pellicola. Che forse sarebbe stato meglio non girare mai. O sconvolgere totalmente.

Stoker espone, ma con un’incapacità che non trapassa lo schermo e che lascia lo spettatore soffocato dalla perplessità di un finale comprensibile, ma irrilevante.

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