Recensione su Still Life

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25 Dicembre 2013

Non si può certo dire che sia un film “natalizio” ma è certamente un esempio di come si possa fare del buon cinema senza alcun bisogno di ricorrere ad effetti speciali e per di più su un tema scomodo come quello trattato .
I dialoghi sono ridottissimi , essenziali , per lasciare invece spazio alle bellissime inquadrature ma soprattutto ai lunghi silenzi che meglio esprimono il mondo interiore di John May , un impiegato dei servizi funebri comunali , modesto nell’aspetto quanto ricco di umanità , che si dedica con uno scrupolo ed una dedizione che vanno ben oltre quelli richiesti dal suo lavoro , alla ricerca di eventuali parenti di persone decedute in totale solitudine . E quando , come quasi sempre accade , essa si rivela infruttuosa lui si occupa di scrivere di suo pugno l’elogio funebre , di scegliere il brano da eseguire durante la cerimonia , di accompagnare personalmente il feretro durante l’ultimo viaggio , oltre che conservare le foto di tutti gli quegli sconosciuti in un grosso album che spesso sfoglia durante le sue solitarie serate .
Argomenti delicati , come quello della morte e della solitudine , trattati con grande sensibilità , rispetto e delicatezza da Uberto Pasolini , giustamente premiato per la regia all’ultimo festival di Venezia .

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