Still Life

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Still Life

In seguito ad alcuni tagli presso gli uffici del Comune presso cui lavora, il timido e coscienzioso impiegato John May viene licenziato. Per anni, egli si era occupato delle esequie dei defunti rimasti senza parenti prossimi. L'ultimo caso a cui intende dedicarsi, perciò, è per lui decisamente importante.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Still Life
Attori principali: Eddie MarsanJoanne FroggattKaren DruryAndrew BuchanNeil D'SouzaTim Potter, Michael Elkin, Paul Anderson, Bronson Webb, Lee Nicholas Harris, Colin Hoult, Wayne Foskett, Hebe Beardsall, Deborah Frances-White
Regia: Uberto Pasolini
Sceneggiatura/Autore: Uberto Pasolini
Colonna sonora: Rachel Portman
Costumi: Pam Downe
Produttore: Uberto Pasolini, Barnaby Southcombe, Felix Vossen, Christopher Simon
Produzione: Italia, Gran Bretagna
Genere: Drammatico
Durata: 92 minuti

La percezione di sé e degli altri / 1 Ottobre 2016 in Still Life

Talvolta, è difficile rendersi conto di quante tracce lasciamo lungo la via, di quanto e come, in maniera spesso impercettibile, segniamo i luoghi e le persone con cui entriamo in contatto. Non si tratta di “semplice” antropizzazione: ciò che facciamo, le nostre interazioni con cose e persone, costruiscono la memoria, personale e condivisa.
La percezione che abbiamo di noi e degli altri e quella che gli altri hanno di sé e di noi muta a seconda delle prospettive, ma è innegabile che entrare in contatto con qualcuno o qualcosa, anche se per un breve attimo, può alterare il corso della “storia”.

In questo film, attraverso la figura del mite, scrupoloso ed estremamente solitario Mr. May (l’appropriato Eddie Marsan, già volto del cinema di Leigh e Loach), Pasolini (Uberto) dimostra che qualsiasi esistenza, anche quella apparentemente più anonima ed incolore, ha consistenza e volume e spinge e modella più o meno silenziosamente, in maniera positiva o meno, quelle con cui si relaziona.
Per quanto, spesso, la cosa possa non balzare subito agli occhi, anche la persona più solitaria del mondo non può essere considerata una monade a tutti gli effetti: la solitudine è un fatto acquisito, frutto di scelte o imposizioni nate nel tempo. Il trascorso di ognuno, se non l’immediato presente, di cui non si ha istantanea percezione, è un solco, un segno.

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Imperdibile / 18 Gennaio 2016 in Still Life

Un film bellissimo, poetico, raro.

triste ma bello / 5 Maggio 2015 in Still Life

triste ma bello

21 Gennaio 2015 in Still Life

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il protagonista è un uomo riservato, metodico, che lavora per il comune occupandosi delle persone che muoiono in solitudine.
Ne contatta i familiari, scrive per loro discorsi di commiato e sceglie le musiche per il loro funerale; cerca praticamente di far si che, nonostante sia l’unico a presenziare alla funzione funebre, qualcuno si ricordi di loro, conservandone addirittura le foto in un album.
Il suo ultimo caso ( dato il licenziamento) riguarda un uomo che viveva nel palazzo di fronte al suo, per il quale si spingerà oltre le normali attività di sua competenza,provando a convincere l’ex compagna e le figlie ad un ultimo saluto al defunto.
La fine della sua vita lavorativa sembra coincidere ad un inizio di vera vita affettiva ( inizia un barlume di amicizia amorosa con una delle ragazze di cui sopra) per un finale che però… ricorda troppo Il riccio.
Peccato, poteva essere un 7.

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16 Marzo 2014 in Still Life

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Vita morta che nasce quando muore. C’è questo John dall’aria triste, impersonato da un tipico attore inglese con l’aria triste, che surely a casa sua è pure famosissimo, che di mestiere archivia i morti, nel senso che se muori e non sei/hai nessuno ci pensa lui, in quanto dipendente comunale a ciò preposto, sceglie la bara i fiori il funerale, compila una pratica che va tra mille altre. E ci tiene, al suo piccolo lavoro invisibile a tutti, e ai suoi clienti (che, il faut dir, raramente protestano). Viene licenziato, perché c’è un nuovo dirigente comunale rrrampante e perché dai, ccc’ècccrisi. Allora John chiede qualche giorno per sbrigare l’ultima pratica. Quasi sherlockescamente (wow) finisce per trovare la figlia di un fu ubriacone, e i suoi vecchi amici e colleghi, e di fino lavora per farli andare ai funerali di questa persona hyper-sola. Con la figlia del fu c’è pure un germoglio di conoscenza, che schiude sentimenti e prospettive. E bam, lo investe un bus. A tutti piacciono i bus inglesi no? C’è quindi un doppio funerale, finale e con un colpo di coda surrealfantastico; è il finale che mi ha risollevato il film, dignitoso ma che per il resto ho trovato troppo nel solco della solitudine da cinema d’essai. La vita vuota, i personaggi senza niente e nessuno che si costruiscono quotidianità spaventosamente geometriche e iterative, sono ricorrenti ormai da talmente tanto in certo cinema (quello che andiamo a vedere io. E i vecchi. Alla domenica pomeriggio. Ahimè!) da essere divenuti quasi esercizi di stile; e non sono cazzi miei nel senso che io pago solo il biglietto, ma cercare una strada altra anarchia non sarebbe, né alto tradimento. Per cui avercene, ma esisteranno altre strade.

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