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Recensione su Steve Jobs

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“Ti metterò la musica in tasca!” / 26 gennaio 2016 in Steve Jobs

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Danny Boyle e Aaron Sorkin orchestrano alla perfezione le vicende più intime del fondatore, nonché uomo-simbolo, della Apple.
Si inizia nel 1984, anno di lancio del Macintosh e la fotografia si “adegua” al periodo, mostrandoci immagini sgranate e ben lontane dall’alta definizione a cui siamo ormai abituati.
Qui conosciamo lo Steve Jobs cocciuto che vuole a tutti i costi lanciare un prodotto che fino ad allora era un rischio: un sistema chiuso, senza la possibilità di modificarlo, ma a suo modo innovativo.
Poi ecco Lisa, la figlia che Jobs non ha voluto riconoscere che vive con la madre. Lisa come “Local Integrated Software Architecture”, che, per stessa ammissione di Jobs, alla fine, non significa nulla, ma è solo un omaggio alla figlia non voluta.
Il Macintosh è un flop e il consiglio destituisce Jobs che, per conto suo, ma sempre affiancato dalla fida Joanna Hoffman, crea NeXT. E’ il 1988. Ma ecco anche qui che Jobs non intende vendere un computer che costa 13mila dollari, ma vuole che Apple acquisti il suo Sistema Operativo.
Infine, nel 1998, con i capelli radi e ingrigiti, Jobs si prepara al lancio del primo iMac. L’occasione è buona per riavvicinarsi alla figlia ormai diciannovenne, trascurata dalla madre e che va all’università grazie alla retta pagata dall’amico di Jobs, Andy Hertzfeld.
Il finale è un po’ Spielberghiano, se mi concedete il termine, con Jobs che dà alla figlia il disegno che aveva fatto nel 1984 con il primo Macintosh. E c’è la folla in visibilio per il nuovo computer Apple.
Sorkin si riconferma il fenomeno dei dialoghi come già abbiamo apprezzato anche in TV con The Newsroom, perfetta la sua “penna” per descrivere un personaggio tanto geniale quanto “stron*o” come Jobs.
Ottimo lavoro di Fassbender e Winslet. C’è spazio anche per Seth Rogen nei panni del co-fondatore di Apple, Steve Wozniak.
Da segnalare anche il montaggio, con i rapidi flashback che si amalgamano senza soluzione di continuità con il presente.
Molte spanne sopra il Jobs di Ashton Kutcher, ma qui Boyle & Sorkin indagano l’anima di un uomo geniale a modo suo e non si limitano a narrare i fatti come (forse) sono avvenuti.

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