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Recensione su Rogue One: A Star Wars Story

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Gradevole, ma… / 29 marzo 2017 in Rogue One: A Star Wars Story

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film gradevole, ma che lascia una sensazione di inutilità. Nella prima metà l’azione tarda a ingranare, passa per un numero francamente eccessivo di mondi diversi e soffre inoltre a mio parere di un problema comune alla intera saga di Star Wars, in particolare quando lo scenario è qualche mondo alla periferia della Galassia: la ricerca del pittoresco, tra alieni ingaglioffiti che giocano e bevono, tradisce spesso una qualità di cartapesta, di finzione un po’ troppo trasparente.
Le cose vanno meglio con la missione a Scarif, in cui finalmente l’azione acquista un afflato più epico; ma qui inizia un guaio diverso, e cioè il fatto che conosciamo perfettamente l’esito della trama, vista la natura di prequel rispetto al primo (o quarto, vabbeh) episodio. La suspense comprensibilmente sfuma alquanto; forse è per questo che la sceneggiatura ha preso l’inusuale decisione di far morire tutti i protagonisti, il che effettivamente restituisce un minimo di effetto sorpresa, anche se un po’ amaro.
Buone le interpretazioni; straniante ma nel complesso accettabile la reincarnazione digitale di Peter Cushing, mentre la ricreazione della giovane Carrie Fisher è plasticosa e imbarazzante. Tra i piloti dei caccia dell’Alleanza si nota qualche viso familiare: sono attori del primo episodio in sequenze dell’attacco alla Morte Nera che non erano state utilizzate. Lo sforzo è lodevole, ma contribuisce a una certa mancanza di originalità visuale: il film sembra per lunghi tratti un centone di pezzi già visti – anche se non siamo al dejà-vu programmatico del Risveglio della forza.

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