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Recensione su Star Trek

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23 agosto 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Star Trek – Il film (Star Trek – The Motion Picture) vide la luce nel 1979. Come regista fu scelto il veterano Robert Wise, classe 1914, con all’attivo una lunga carriera (questo fu uno dei suoi ultimi film) dove si era fatto notare anche per alcuni film di fantascienza divenuti dei classici come Ultimatum alla Terra (The Day the Earth Stood Still, 1951) e Andromeda (The Andromeda Strain, 1971).
Nonostante il debito dovuto verso Guerre stellari, l’approccio scelto per Star Trek fu però molto diverso, sia dalla saga di Lucas sia dalla serie televisiva “classica”. L’atmosfera apparve più “adulta”, senza grandi battaglie spaziali o scorrazzate per la galassia, con una trama in bilico nell’accontentare i vecchi fans e contemporaneamente mettere in pratica le suggestioni filosofiche e mistiche che, da 2001 – Odissea nello spazio (2001 – A Space Odyssey, 1968) di Stanley Kubrick, a Incontri ravvicinali del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, 1977) di Steven Spielberg, si aggiunsero alle caratteristiche del genere.
La trama narra di come la nave stellare Enterprise, con il suo vecchio equipaggio al completo, sia inviata incontro a una misteriosa nube spaziale che ingloba qualsiasi cosa incontri sulla propria rotta verso la Terra. Al suo interno si cela un’entità che si fa chiamare V’ger e che afferma di cercare il “creatore”. Alla fine l’equipaggio scopre che l’entità all’interno della nube è nientemeno che la sonda Voyager 6, lanciata dalla Terra duecento anni prima allo scopo di raccogliere informazioni dallo spazio profondo e sparita una volta lasciato il sistema solare. Giunta in contatto con un’avanzatissima civiltà aliena, fu riprogrammata in modo da continuare il proprio scopo, diventando quell’immenso e minaccioso serbatoio di conoscenze che appare ai nostri eroi. Esaurito il compito, la sonda è adesso pronta a ricongiungersi al proprio creatore, cioè l’umanità.
In questo film, nelle scene iniziali, si vede una razza di alieni storici della serie, i Klingon, per la prima volta con la fisionomia riveduta e corretta da un pesante trucco facciale molto diverso da quello usato nella serie. Il cambiamento non sarà spiegato, almeno fino agli anni duemila nella serie Enterprise, ma all’epoca Gene Roddenberry commenterà così: “Sono sempre stati così, siete voi che avete visto male”. Sempre in quella sequenza iniziale si ascoltano per la prima volta alcune frasi in linguaggio klingon, inventate da James Doohan, l’attore che interpretava l’ingegnere di bordo Scott. Il Klingon verrà in seguito sviluppato in una vera e propria lingua, con tanto di dizionario, dal linguista Marc Okrand.
La sceneggiatura del film è in pratica un remake di un episodio della serie classica, La sfida (The Changeling, diretto da Marc Daniels nel 1967), gonfiato da un notevole dispendio di effetti speciali. Lunghe e spettacolari scene di spostamento nello spazio, che ricordano quelle del succitato film di Kubrick (e Wise in effetti aveva in mente quel capolavoro per la realizzazione del suo film piuttosto che la serie televisiva classica, di cui non aveva mai visto un episodio), alla lunga un po’ ripetitive e noiose, e dialoghi abbastanza freddi e cerebrali, resero il film pesante e lento agli occhi della critica ma non per il pubblico di fan che riempì le sale cinematografiche, desideroso di rivedere sul grande schermo gli eroi della propria serie televisiva preferita. Il film ottenne quindi un ottimo successo al botteghino, aprendo così la strada alla seconda vita della saga, questa volta cinematografica, che a oggi conta ben tredici pellicole.
Per il creatore della serie televisiva, Gene Roddenberry, questo fu l’unico film di Star Trek cui partecipò come produttore (e autore non accreditato della sceneggiatura). In seguito fu relegato al ruolo “onorario” di produttore esecutivo dei film successivi, carica che rivestì fino alla morte avvenuta nel 1991.

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