Recensione su Stand by me - Ricordo di un'estate

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7 Febbraio 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Castel Rock, paesino della provincia americana, nell’estate del 1959 quattro amici dodicenni Chris, Gordon, Vern e Teddy, scoprono accidentalmente il luogo dove si trova il copro di un altro ragazzo, scomparso da qualche settimana e di cui sono in atto le ricerche. I quattro, che provengono tutti da famiglie più o meno problematiche ( Chris ha alle spalle una famiglia violenta, Gordie ha perso di recente il fratello maggiore,Teddy ha il padre in manicomio e Vern maltrattato dal fratello maggiore), decidono di organizzare una spedizione per ritrovarlo e diventare così famosi…

Tratto dal racconto “ IL CORPO” , inserito nella raccolta STAGIONI DIVERSE di Stephen King, è uno dei film più belli e intensi sul periodo della preadolescenza.Un periodo difficile da vivere, pieno di intensi cambiamenti sia nel corpo che nello spirito, di intense emozioni e scoperte sentimentali sull’amore, sull’amicizia e su noi stessi…chi di noi non ricorda i nostri 12 anni?
Ed è un’età molto difficile da raccontare in un film senza cadere nei soliti stereotipi.Ed è per questo che STAND BY ME è un film unico nel suo genere,come la novella da cui è tratto, perché riesce a cogliere perfettamente tutto quello che concerne quell’età difficile e nonostante tutto rimpianta regalandoci un mix di poesia e leggerezza, di divertimento e profondità, di spensieratezza e malinconia.
Partendo ovviamente dai giovanissimi interpreti del film, su cui spicca River Phoenix in uno dei suoi primi ruoli, in cui già fa intravedere la stoffa del bravo attore che sarebbe diventato, anche se per poco tempo.Il ruolo di Chris, il ragazzino ribelle e tormentato che proviene da una famiglia violenta e per questo scelto come carpo espiatorio dalla comunità anche quando non c’entra nulla, il ragazzino che deve farcela da solo e che cerca sempre di mettere pace e accordo tra tutti, è forse quello che rimane impresso più degli altri, per l’incredibile intensità con cui questo giovanissimo attore si immedesima nella parte, dando vita al personaggio letterario esattamente così come era descritto nel libro. Ma anche gli altri non scherzano:il disturbato Teddy, lo sciocco Vern e il sensibile e fantasioso Gordon nascondo dietro il loro comportamento apparente traumi, insicurezze e problemi vari, che però insieme riescono a superare rimanendo sé stessi.E infatti il film dà molto il senso del gruppo, non in senso negativo di “branco” che tanto tristemente popola le cronache di oggi,ma nel senso più positivo,: un gruppo di amici che insieme superano le proprie insicurezze, che si aiutano a vicenda, che costruiscono un piccolo mondo dove rifugiarsi.
Il regista dirige tutto con mano sensibile e ed esperta,dando spazio anche alla bellissima ambientazione, sottolineata da una sapiente fotografia e da un’eccezionale colonna sonora, composta da grandi classici degli anni’50, compreso il pezzo che dà il titolo al film.

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