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Recensione su Stand by me - Ricordo di un'estate

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19 febbraio 2014

Una meravigliosa e toccante storia di amicizia, coraggio, speranza.
L’avventura di un gruppo di dodicenni in cerca di scoperta, di sfida e di quel riconoscimento che, in una realtà profondamente rurale e alienante, gli è stato negato.
Il viaggio alla ricerca di un cadavere avvistato nei boschi, molto lontano da casa, è allora un modo per evadere da una realtà fredda e dura, fatta di traumi mai sopiti e di profonde solitudini.
Ognuno porta con se i suoi piccoli dolori e la sua voglia di credere in qualcosa di più di quello che gli sembra di poter raggiungere.
L’amicizia, allora, diventa il veicolo della speranza, della fiducia in se stessi, che traghetterà chi vorrà coglierne il valore verso un futuro di riscatto e di realizzazione.
Un film davvero commuovente, con uno script eccelso, esaltato dalla scelta di affidare la narrazione ad un gruppo di appena adolescenti, e reso in modo perfetto dalle ottime interpretazioni dei bravissimi attori, tra cui spicca il compianto River Phoenix, moderno James Dean scomparso troppo presto.
Una fotografia e un’ambientazione cupe esaltano ulteriormente la “luminosità” dei valori espressi dal film, così rendendo chiaro per lo spettatore che non c’è passato o presente dai quali non si possa trarre qualcosa per elevarsi e costruire il proprio futuro.
Un altro racconto di S. King diventa pura poesia su schermo, qualche anno prima del capolavoro “Le ali della libertà”.

“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?”.

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