Recensione su Stalker

/ 19798.6146 voti

Capolavoro, non basta / 11 settembre 2011 in Stalker

Sono certamente la persona meno adatta a scrivere qualcosa di questo film, non tanto perché mi è piaciuto fino all’inverosimile – succede – ma perché l’ho proprio amato, l’ho trovato perfetto, ho ripetuto e riportato intere battute fino alla nausea, ho riguardato micro sequenze in preda a una “dipendenza” da emozioni e appagamento narrato-visivo difficilmente eguagliata, l’ho visto almeno 6 o 7 volte (in pellicola – e malridotta al punto da rovinarsi gli occhi, visto che per poterlo “avere” non restava che duplicare i VHS già troppo visti delle videoteche), perché mi sono identificata, perché avrei voluto scriverlo io, perché ho letto tutto il leggibile su di esso e la maggior parte delle volte non mi sono trovata d’accordo, perché…

è poesia in immagini, è poesia in parole, è profondo sguardo nell’animo umano, perché è vera narrazione – quando cioè un racconto (qualunque sia il medium) diventa la metafora per dire qualcosa di essenziale sull’essere umano e l’esistenza

perché…
so cosa significa “essere uno stalker”: ai bordi di una società che non sa che cosa farsene di chi vede troppo lontano e per di più non vuole la gloria (che scemi, eh?); in comunione con ciò che ti circonda (un mondo che in un modo o nell’altro – e spesso indecifrabile ma non per questo meno percepibile – possiede un’anima) senza avere la possibilità di esprimerlo e condividerlo davvero se non attraverso metafore comunque inadeguate (e con un’audience ridicola in proporzione ai bipedi deambulanti sulla Terra – ma deambulanti, sigh, non è pensanti); dandosi compiti per lo più incompresi e perseguiti al limite della sopravvivenza (del resto proprio non tenendoci affatto a gesti radicali ammantati di un romanticismo bohèmien per tentare di farli apparire nobili, ma che di fatto “mancano il punto”)…

Insomma, come dicevo prima, sono la persona meno adatta a parlare di questo film in quanto tale, perché per me è stato un’esperienza, e posso solo consigliarlo, certo a chi ha un minimo di disposizione da “entronauta” o un grande amore per le opere sinestesiche, che ti coinvolgono durante la visione chiamando in causa tutti i sensi – spirito compreso, perché…
Stalker non è un film per tutti (forse). E’ Tarkovskij.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext