Recensione su Stalker

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. / 1 Aprile 2019 in Stalker

È difficile scrivere qualcosa su questo film, com’è difficile interpretarlo. Personalmente, l’ho visto come il conflitto eterno tra arte, scienza e spiritualità, rappresentate dai tre uomini che si inoltrano nella Zona, alla ricerca di una stanza che dovrebbe esaudire i desideri più profondi. Un’immersione in una natura selvaggia e potenzialmente pericolosa, che pare accompagnarli e, al contrario, essere addirittura amichevole, fino al raggiungimento della stanza. Eppure non sappiamo se i tre protagonisti decideranno di entrare o meno, quasi ne hanno paura.

Una ricerca istancabile della conoscenza e della felicità, che non è perseguibile attraverso una strada che ti ci porta direttamente. Né la Scienza né l’Arte riescono a raggiungerla, pur tentando l’impresa, guidate dalla Spritualità che, attraverso il proprio Credo, non ha bisogno di raggiungere alcuna conoscenza e alcuna felicità, perché si basta già così. Lo Stalker, un uomo a cui non è rimasto nulla, è come se riuscisse a trovare dio in quella Zona e il rapporto tra lo Stalker e la Zona stessa è molto vicino a quello che gli uomini hanno con dio: ne hanno timore, come lo Stalker, che segue con zelo le “indicazioni” della Zona (il non poter rifare la stessa strada al contrario, il dover girare intorno alla stanza prima di raggiungerla) temendone le ritorsioni, ma allo stesso tempo è la Zona stessa a sembrare disinteressata e a non le importa assolutamente del cammino dei tre personaggi. D’altra parte ho visto lo scenario naturale come una sorta di ritorno alle origini e un avvicinamento a quella natura che sembra avere tutte le risposte. Nella scena in cui lo Stalker torna a casa con la figlia, la moglie e il cane, viene inquadrata la realtà industriale, in contrapposizione con la realtà idilliaca rappresentata dalla Zona.

Lo Stalker torna a casa amareggiato, si comporta quasi come un prete che tenta di fare proselitismo del proprio Credo: accompagna le persone nella Zona sperando che anche in loro scatti quella venerazione, come se fosse un profeta, ma si rende conto che nessuno lo comprende. Critica lo Scrittore e il Professore perché hanno una missione, ma non capisce di essere anche lui un essere umano e, inconsciamente, sta portando avanti una missione proprio come gli altri uomini.

Bella la figura del Porcospino, che viene messo davanti alla sua crudeltà e viene sconfitto dalla coscienza. Non mi è ben chiaro invece il ruolo della figlia paralitica e nemmeno i suoi superpoteri.

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