Stalker

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Stalker

*Che cos'è stato? La caduta di un meteorite? La visita di abitanti dell'abisso cosmico? Sta di fatto che nel nostro piccolo paese è comparso uno straordinario prodigio: la Zona. Ci abbiamo mandato subito dei soldati. Non sono tornati. Allora abbiamo circondato la Zona con un cordone di polizia...*. E' proibito entrare nella Zona perché vi accadono fatti inspiegabili e si dice esista una stanza in grado di leggere e poi realizzare i desideri più profondi di chi vi entra. Ma arrivarci è pericoloso. E' un viaggio, fisico e interiore. Per poterlo compiere è necessario affidarsi a una guida, che ha rinunciato a tutto e vive ai margini della società: lo stalker. Uno scienziato e uno scrittore si cimenteranno nell'impresa, e il viaggio non li lascerà come li ha trovati.
wigelinda ha scritto questa trama

Titolo Originale: Сталкер
Attori principali: Aleksandr KaydanovskiyAnatoliy SolonitsynNikolay GrinkoAlisa FreyndlikhNatasha AbramovaFaime Jurno, Evgeniy Kostin, Raymo Rendi
Regia: Andrei Tarkovsky
Sceneggiatura/Autore: Arkadiy Strugatskiy, Andrei Tarkovsky, Boris Strugatskiy
Colonna sonora: Eduard Artemiev
Fotografia: Aleksandr Knyazhinsky, Leonid Kalashnikov
Costumi: Nelli Fomina
Produttore: Aleksandra Demidova
Produzione: Russia
Genere: Drammatico, Fantascienza
Durata: 163 minuti

. / 1 Aprile 2019 in Stalker

È difficile scrivere qualcosa su questo film, com’è difficile interpretarlo. Personalmente, l’ho visto come il conflitto eterno tra arte, scienza e spiritualità, rappresentate dai tre uomini che si inoltrano nella Zona, alla ricerca di una stanza che dovrebbe esaudire i desideri più profondi. Un’immersione in una natura selvaggia e potenzialmente pericolosa, che pare accompagnarli e, al contrario, essere addirittura amichevole, fino al raggiungimento della stanza. Eppure non sappiamo se i tre protagonisti decideranno di entrare o meno, quasi ne hanno paura.

Una ricerca istancabile della conoscenza e della felicità, che non è perseguibile attraverso una strada che ti ci porta direttamente. Né la Scienza né l’Arte riescono a raggiungerla, pur tentando l’impresa, guidate dalla Spritualità che, attraverso il proprio Credo, non ha bisogno di raggiungere alcuna conoscenza e alcuna felicità, perché si basta già così. Lo Stalker, un uomo a cui non è rimasto nulla, è come se riuscisse a trovare dio in quella Zona e il rapporto tra lo Stalker e la Zona stessa è molto vicino a quello che gli uomini hanno con dio: ne hanno timore, come lo Stalker, che segue con zelo le “indicazioni” della Zona (il non poter rifare la stessa strada al contrario, il dover girare intorno alla stanza prima di raggiungerla) temendone le ritorsioni, ma allo stesso tempo è la Zona stessa a sembrare disinteressata e a non le importa assolutamente del cammino dei tre personaggi. D’altra parte ho visto lo scenario naturale come una sorta di ritorno alle origini e un avvicinamento a quella natura che sembra avere tutte le risposte. Nella scena in cui lo Stalker torna a casa con la figlia, la moglie e il cane, viene inquadrata la realtà industriale, in contrapposizione con la realtà idilliaca rappresentata dalla Zona.

Lo Stalker torna a casa amareggiato, si comporta quasi come un prete che tenta di fare proselitismo del proprio Credo: accompagna le persone nella Zona sperando che anche in loro scatti quella venerazione, come se fosse un profeta, ma si rende conto che nessuno lo comprende. Critica lo Scrittore e il Professore perché hanno una missione, ma non capisce di essere anche lui un essere umano e, inconsciamente, sta portando avanti una missione proprio come gli altri uomini.

Bella la figura del Porcospino, che viene messo davanti alla sua crudeltà e viene sconfitto dalla coscienza. Non mi è ben chiaro invece il ruolo della figlia paralitica e nemmeno i suoi superpoteri.

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Miglior film di sempre / 9 Novembre 2017 in Stalker

Un film di fantascienza che, senza nessun effetto speciale, mostra l’altro e l’ignoto come non sono mai stati mostrati, con immagini che entrano nelle zone buie della psiche, suggestionando, affascinando, inquietando, trasfigurandosi in quadri di struggente bellezza. Consigliato a tutti quelli che sono interessati al cinema come linguaggio d’arte

. / 30 Aprile 2016 in Stalker

Il cinema è di tutti ma non per tutti.
“Stalker” passa in un secondo, colpisce come un proiettile lo spettatore e lo cambia, lo trasforma. Tutto ciò perchè la pellicola di Tarkovskij ha una, possiamo dire, trama a fare da supporto al messaggio e alla filosofia di cui è intrinseco. La religione, l’uomo e la scienza si scontrano e vanno a braccetto incontro ai propri fantasmi e vanno a confrontarsi con loro stessi. Chi uscirà migliore dalla “Zona”? Nessuno. Tutti si inginocchieranno difronte all’ignoto, al superiore per contemplarlo e per rassegnarsi.

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22 Agosto 2015 in Stalker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Capolavoro del regista russo Andrej Tarkovskij, Stalker (1979) liberamente tratto dal romanzo “Picnic sul ciglio della strada” (1971) dei fratelli Strugackij. Tarkovskij aveva già realizzato in ambito fantascientifico un altro capolavoro, “Solaris” (Soljaris, URSS 1972), all’epoca strillato equivocamente nei cartelloni come la risposta sovietica al “2001 – Odissea nello spazio” (2001: A Space Odyssey, USA 1968) di Kubrick. All’interno di un territorio rurale, chiamata semplicemente “Zona”, sconvolta da un evento non meglio precisato, forse la caduta di un meteorite o forse il passaggio di un’astronave extraterrestre, si creda esista una “stanza” capace di esaudire qualsiasi desiderio. La zona è interdetta e recintata, perché strane cose accadono al suo interno e molte persone sono scomparse. Solo gli Stalker si avventurano in quel territorio, delle guide che accompagnano chiunque voglia cercare di raggiungere la stanza dei desideri. Il film segue il viaggio di uno di loro nella sua missione di portare all’interno della “Zona” uno scrittore fallito in cerca di ispirazione e un professore spinto dalla curiosità scientifica. Tre personaggi senza nome che sembrano rispondere alla rappresentazione della fede, dell’arte e della scienza, ma che una volta giunti in prossimità della “camera dei desideri”, non hanno il coraggio di entrarvi. Nel finale, lo stalker torna a casa dalla moglie e dalla figlia paralizzata agli arti inferiori, bambina che inizia a mostrare poteri telecinetici, risultato forse del desiderio inconscio captato dalla stanza al padre. Un film dal ritmo lento e ipnotico, fuori da logiche narrative convenzionali, inframmezzato da lunghi discorsi filosofici tra i protagonisti nello scenario di un paesaggio desolato. Una riflessione piena di metafore sulla fede, sulla speranza e sull’uomo messo davanti all’arcano.

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4 Giugno 2015 in Stalker

La Zona è la vita.
La Zona è la fede.
Che cos’è la Zona?
Come soltanto i grandi film di fantascienza sanno fare, Stalker lascia cullare lo spettatore nelle proprie, personalissime, interpretazioni fornendo una solidissima base di immagini e concetti misteriosi.
In ciò, questo capolavoro di Tarkovskij può essere assimilato al 2001 di Kubrick e a pochissimi altri film memorabili che, ancora oggi, non smettono di affascinare il cinefilo in cerca dell’essenza della settima arte, ricerca nella quale troppo spesso si deve scendere ad inaccettabili compromessi.
Poi ti capita di vedere Stalker e capisci che allora quello che cercavi era proprio questo, quell’ineffabile sensazione di trovarsi di fronte ad un capolavoro, come quando si è davanti al David di Michelangelo o alla Cappella degli Scrovegni.
Tecnicamente, Tarkovskij è un assoluto fuoriclasse e lo dimostrano i fantastici movimenti di macchina, gli intensi piani sequenza, le lente carrellate avanti e indietro riprese dall’alto (memorabili quella iniziale e quella sopra il torrente).
Un autentico fenomeno deve essere stato anche il Direttore della fotografia, che lo ha accompagnato in quest’impresa: il suo nome è Aleksandr Knyazhinskij, ossia uno sconosciuto (per molti), ma almeno una menzione era necessaria per colui che ha curato la più bella fotografia in cui mi sia mai imbattuto.
Toni scialbi, ma con forte contrasto, che dal bianco e nero virano sull’ocra, sul seppia o sul verde insaturo. Le uniche scene a colori (ma anch’essi molto insaturi) sono quelle girate nella Zona e le riprese della figlia dello Stalker.
Le immagini, i colori, le luci, le ombre, sono dosati con una maestria che non ha pari. È una vera estasi per il nervo ottico, un sollucchero dei sensi.
Altro aspetto impressionante sono le scenografie distopiche e sudicie, ma totalmente affascinanti, curate dallo stesso Tarkovskij.
Costruzioni tipiche della vecchia Unione Sovietica, e poi le ambientazioni della Zona, apocalittiche e incredibilmente suggestive.
Come se Tarkovskij avesse avuto una premonizione sul disastro di Chernobyl, intravediamo anche una centrale nucleare avvolta dalle nebbie.

Ma Stalker non è soltanto questo.
Non è solo un disarmante prodigio di estetica su pellicola.
È anche e soprattutto contenuto.
È filosofia e religione.

Gli “Stalker” sono le guide che accompagnano nella Zona quei pochi temerari che non riescono a sfuggire al richiamo di questo profondo mistero: un’area geografica, forse perché colpita da un meteorite o chissà per quale altra causa, si è misteriosamente trasformata in una Zona da cui le persone non fanno ritorno e nella quale, secondo alcuni, è presente una Stanza in cui gli uomini possono esaudire i loro più reconditi desideri.

“Che cos’è stato? La caduta di un meteorite? La visita di abitanti dell’abisso cosmico? Sta di fatto che nel nostro piccolo paese è comparso uno straordinario prodigio: la Zona. Ci abbiamo mandato subito dei soldati. Non sono tornati. Allora abbiamo circondato la Zona con un cordone di polizia… E probabilmente abbiamo fatto bene. Del resto, non lo so, non lo so…”

Nella Zona decidono di avventurarsi due persone completamente diverse tra loro, un fisico, che si farà chiamare il “Professore”, e lo “Scrittore”, che simboleggiano, rispettivamente, la scienza e le virtù intellettuali umanistiche.
Si fanno accompagnare da uno Stalker che, come gli altri suoi simili, è un reietto della società: vive in estrema povertà con il fardello di una figlia disabile (“mutante” affermano il Professore e lo Scrittore, a causa della Zona).
Una volta superato il cordone di polizia, i tre entrano nella Zona e da quel momento un’angoscia opprimente pare dominare ogni movimento, ogni istante della loro esperienza.
La Zona sembra infarcita di trappole, sembra un posto pericolosissimo, come stanno a testimoniare i carri armati oramai arrugginiti abbandonati disordinatamente dall’esercito.
Eppure non succede nulla, se non un costante aumento della tensione, man mano che ci si avvicina alla Stanza.
Giunti di fronte ad essa i dialoghi tra i tre toccano punte di profonda saggezza.
La logica scientifica del Professore, il razionalismo filosofico dello Scrittore, la visione religioso-strumentale dello Stalker.
L’anticamera della Stanza è il luogo dove si compie lo showdown, la resa dei conti psicologica di tre visioni completamente diverse dell’esistenza.

Un film sicuramente da rivedere più volte, anche se basta la prima per rimanere spiazzati e al contempo incredibilmente affascinati.
A mio avviso la lingua originale, con sottotitoli, esalta ulteriormente la pellicola, sia perché il doppiaggio non è eccezionale, sia perché conferisce quel tocco di esotico alle vicende, con la durezza della parlata russa che ben si adatta al ruolo di estraniante sottofondo.
Stalker è semplicemente uno dei film più belli della storia del cinema, una pellicola potentissima e destabilizzante che cambierà la stessa idea di cosa è realmente (e cosa può essere) il cinema.

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