Recensione su Spring Breakers - Una vacanza da sballo

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Il nulla. / 26 maggio 2014 in Spring Breakers - Una vacanza da sballo

Ancor prima di Bling Ring (Sofia Coppola, 2013), ci ha pensato Harmony Korine, celebre regista della sfera cinematografica indipendente USA (Gummo), a raccontarci la gioventù bruciata che popola l’America.

Quella priva(ta?) di ideali e progetti per il futuro. Quella dei festini alcolici e della droga. Quella del “godiamoci la vita” nel modo più semplice e squallido possibile. Quella del pressapochismo. Dell’indecenza. Che fa del materialismo il suo scopo. Quel tipo di gioventù che infastidisce a vedersi, ma che esiste. E che spesso contraddistingue la maggioranza. Anche qui da noi.

Come un videoclip rap di un’ora e mezzo, Spring Breakers racconta il vuoto esistenziale con un mix di culi sculettanti, ragazze in bikini e gangsta’ falliti. Un film irriverente e irritante nella sua totalità, colonna sonora compresa, che farebbe inorridire chiunque dotato di buon gusto. Un tentativo di denuncia sociale lodevole a priori, ma che a lungo andare stanca. Annoia. Perché non c’è niente di nuovo. Se voleva essere un pubblicità progresso per le nuove generazioni, sarebbe bastato molto meno.

I colori sparati, tingono la frigidità delle scene di un tocco di bellezza, ma non bastano a sollevare dalla loro piattezza surreale il manipolo di balordi-caricaturali che riempiono lo schermo, in cui spadroneggia James Franco, principe degli sfigati-tamarri, nel ruolo più basso e rivoltante della sua carriera.

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