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Recensione su Split

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Un filo rosso percorre la filmografia di Shyamalan? / 29 gennaio 2017 in Split

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sei stelline e mezza)

Dopo l’horror, la fantascienza, il fantasy e i vari ibridi tra gli stessi generi, dopo il buon risultato di The Visit, Shyamalan sperimenta e rilegge di nuovo il thriller tout court con Split, senza disdegnare un’esplicita incursione nello slasher tradizionale.

Visto il tema, legato al disordine dissociativo dell’identità, è inevitabile pensare ad altri precedenti cinematografici, su tutti Psycho del “maestro” Hitchcock (da cui, tra le varie cose, Shyamalan ha tratto anche la passione per i camei all’interno dei propri film: qui, lo noterete, è un addetto alla manutenzione del condominio in cui vive la dottoressa Fletcher).
Pur trattando un tema sfruttato altrove e facendolo in maniera “elementare”, cioè mostrando molto presto al pubblico la “forma” dei problemi mentali del protagonista, Shyamalan tratta decisamente bene la materia, presentandola come una sorta di corsa contro il tempo: il pubblico è consapevole di cosa accade nella prigione sotterranea, ma assiste anche ai tentativi della psichiatra di afferrare le evoluzioni della mente del suo assistito, prima che la follia deflagri drammaticamente.

In mezzo, c’è la possibilità per James McAvoy di dare sfogo in maniera convincente al proprio istrionismo e per Anya Taylor-Joy di confermarsi, dopo The Witch, adatta ai ruoli di giovane donna violata ma risoluta.
In realtà, preziosi tocchi d’autore a parte (eccellente la scena iniziale del rapimento che, con adeguatissime scelte tecniche, dice molto e assai velocemente dei due protagonisti), Split è un racconto abbastanza convenzionale, affascinante soprattutto per via dell’argomento trattato.

Il classico “Shyamalan twist”, il colpo di scena “con ribaltamento di prospettiva” che abbiamo imparato a conoscere fin dai tempi de Il sesto senso, non c’è, ma, nella sequenza finale, non manca un interessante dettaglio che apre una (fino a quel momento impensabile, almeno per me) ipotesi narrativa: e se il mondo cinematografico di Shyamalan fosse percorso da un impalpabile fil rouge che unisce le varie storie che lo compongono?
La presenza di Bruce Willis-David Dunn che nomina apertamente “L’Uomo di Vetro” di Unbreakable (2000) e il fatto che i film “metropolitani” di Shyamalan siano tutti ambientati a Filadelfia (e quelli che non lo sono hanno luogo comunque in Pennsylvania, Stato di cui fa parte Filadelfia), rende allora plausibile l’incredibile ipotesi che la 24ma personalità del protagonista di Split non sia altro che la creatura-zero che ha dato origine alla popolazione mutante che abita il mondo della serie tv Wayward Pines co-diretta e co-prodotta da Shyamalan (P.s.: ho visto solo la prima stagione della serie tv, quindi non so se nella seconda venga data una spiegazione precisa della loro origine). Kevin/L’Orda parla spesso di evoluzione, lo fa anche quando si congeda da Casey (più o meno, le dice: “Gioisci! Chi ha sofferto diventa più potente”), e le sue caratteristiche fisiche (a partire dalla pelata per finire con l’incredibile forza fisica) sono quelle delle spaventose creature dei boschi di W. P.: se così fosse, e pur posto il fatto che il cineasta non ha firmato né il soggetto, né la sceneggiatura della serie tv, resta da verificare quali altri più o meno velati indizi Shyamalan ha inserito (o inserirà) nei suoi lavori e come essi siano collegati fra loro.

7 commenti

  1. oblivion / 1 febbraio 2017

    Devo dire di essere rimasta un po’ delusa dall’assenza del colpo di scena finale, l’ho atteso per tutta la durata del film facendo diverse teorie e supposizioni 😀 per il resto, condivido in toto il tuo parere sul film!

    • Stefania / 1 febbraio 2017

      @oblivion: beh, se la mia ipotesi legata all’ “universo Shyamalan” dovesse essere corretta, dico che il colpo di scena c’è, eccome, e si tratterebbe di un twist davvero fuori dall’ordinario, oserei dire metanarrativo 😉

      • oblivion / 1 febbraio 2017

        Sì sì, ho capito a cosa ti riferivi 😉 parlavo di un plot twist alla “The Visit”, per intenderci (che, a proposito, mi fa accapponare la pelle solo a pensarci)

        • Stefania / 1 febbraio 2017

          @oblivion: Shyamalan, ormai, è oltre: perfino oltre sé stesso 😀
          (twist “curioso” a parte, The Visit mi è piaciuto più di Split, perché, brividi a parte e nonostante la drammaticità dei fatti, l’ho trovato molto più ironico e “giocoso”)

  2. cinevora / 1 febbraio 2017

    Ciao! Grazie per aver citato “Wayward” perché non lo conoscevo e lo cercherò.
    Ho apprezzato molto questo film di Shyamalan, (IMDB riporta che per il regista è stata la sua sfida più grande…), anche perché ho l’impressione che lasci molte più informazioni di quelle che dà sul momento, non vi pare?
    Ecco un altro collegamento che ho letto, se alla fine arriva Unbreakable, all’inizio abbiamo Il sesto senso, infatti in meno di un minuto (Hitchcock non avrebbe saputo fare meglio) viene descritta la protagonista da una compagna di scuola, e proprio durante una festa di compleanno: in classe la riprendono sempre, è strana, non lega con nessuno, e a volte urla da sola senza motivo… Insomma, una persona che per noi (che abbiamo conosciuto Cole Sear) è «speciale» in partenza.

    In Split, o non c’è «twist» o ce ne sono tanti a singhiozzo…!! 😀 Forse il mistero sta nei primi dieci minuti, dove mi sono convinta che lui e lei si conoscano già; in realtà, credo che lei riconosca lui (in quanto uomo violento e/o uomo violato), comunque, il silenzio assoluto della ragazza in macchina non ci dà troppe informazioni! Inoltre, è anche l’unica che sembra capire fin da subito come trattarlo (perché lo conosce? O lo sta solo studiando?), ed è la prima che entra in contratto con l’uomo/bambino, tanto coraggiosa da conquistarsi la sua fiducia con un bacio. Ma non è la laurea in psicologia a salvarla, bensì l’estremo istinto di sopravvivenza proprio di una vittima. Lei è più forte delle compagne, perché il padre le ha detto chiaramente che bisogna saper aspettare, anche se è frustrante e non sbagliare neanche una mossa, o si finisce male.
    E infatti, come dici molto bene tu, è una corsa contro il tempo: deve capire come controllarlo, quindi deve conoscerlo prima che sia tardi (fino all’ultimo, ascolta i suoi video, che ansia…!). In questo caso, il «twist» finale sembra viverlo soltanto lui, mentre noi lo guardiamo gioire nell’incontrare una creatura altrettanto speciale. E poi, non vi ha fatto venire i brividi la storia, appena accennata alla al notiziario in chiusura, che la «bestia» era un mix di animali? Darwin avrebbe avuto da ridire, Zelig meno! Per fortuna è solo un’altra bellissima favola horror (a proposito… rumors su quello che ha in mente di fare prossimamente Shyamalan??).

    • Stefania / 2 febbraio 2017

      @cinevora: bentornata! Che bello rivederti da queste parti! 🙂

      Di Wayward Pines era prevista una sola stagione, ma, vista la buona accoglienza della prima, ne è stata realizzata una seconda: entrambe sono state co-prodotte da Shyamalan. Non so come sia la seconda: la prima mi aveva soddisfatta molto, anche se lascia aperti dei “maccosa” notevoli.

      Il parallelismo che fai con Il sesto senso è molto interessante, perché, effettivamente, sottolinea la costante attenzione del regista per gli “esclusi” e gli “speciali” (mi vengono in mente altri dettagli di The Village e Signs, per esempio), ma, secondo me, se quel film e Split dovessero essere legati narrativamente, non lo sarebbero per quel motivo: personalmente, immagino un “mondo Shyamalan” in cui eventi e personaggi sono concatenati in ordine cronologico e non per via degli argomenti, principali e secondari, trattati (che, a pensarci bene, sono puntualmente diversi da un film all’altro).

      Anch’io, all’inizio di Split, ho pensato per un attimo che Kevin e Casey si conoscessero già, ma poi ho accantonato l’ipotesi: ho pensato che, vista la metodicità che caratterizza la personalità che in quel momento guida Kevin (è Dennis, giusto?), “semplicemente” Casey non rientra inizialmente nei suoi piani. Quasi non la vede e prende coscienza della sua presenza solo quando suona la spia sonora della portiera, che sembra riportarlo alla realtà.
      Credo, poi, che Casey sappia subito come comportarsi con il rapitore, perché, vittima da tanti anni delle molestie e degli abusi dello zio, ha -come dire- una certa dimestichezza con le menti disturbate. Non a caso, il consiglio che dà alla ragazza nera, quella che Dennis vorrebbe veder ballare senza vestiti, è quello di farsi la pipì addosso: Casey ha capito subito che Dennis è un maniaco della pulizia (quando si introduce nell’auto, è più interessato alla presenza di alcuni fazzolettini sporchi sul cruscotto che a lei) e, magari, anche Casey ha fatto ricorso a questa via di fuga per evitare l’ennesima molestia dallo zio.
      E, poi, come noti acutamente anche tu, è stata “addestrata” a saper aspettare e a dosare le azioni: è una ragazza matura, disillusa, perciò è “concreta”. Sa come dosare forze e comportamenti per ottenere un risultato (nei limiti consentiti dalla paura e dal caso, ovviamente).

      Per quanto riguarda i lavori futuri di Shyamalan, da circa 3 anni si parla del film Labor of Love: all’epoca, pare che S. avesse contattato Bruce Willis per il ruolo del protagonista (un uomo che cammina a piedi per non so quanti km., per via di una specie di patto d’amore fatto con la moglie defunta), ma, attualmente, il cast non è noto. La scheda di IMDB, per esempio, non riporta neppure il nome di Willis e non è indicata una data di uscita.
      Nel frattempo, però, quest’anno dovrebbe debuttare per il canale tv via cavo TNT la serie tv horror Tales from the Crypt, di cui S. sarà co-produttore (fonte: https://horrorpedia.com/2016/11/24/tales-from-the-crypt-tv-tnt-series-2017-m-night-shyamalan-news/).

  3. cinevora / 3 febbraio 2017

    Ciao!
    Sì, sono d’accordo, non è detto che le storie o i personaggi dei film siano collegati dal punto di vista narrativo. Anzi, Shyamalan mi sembra concentrato a far vedere tutto lo «straordinario» nella realtà quotidiana, poco importa dove e con chi, forse Philadelphia è perfetta da questo punto di vista, poco conosciuta. In un vero universo ci sono molte cose, e non ci vedo necessariamente fil rouge; le figure possono coesistere senza mai incontrarsi. Il fatto è che, pur non dando risposte precise, Shyamalan stuzzica la fantasia, e che c’è di meglio al cinema? I suoi film puntano sempre sulla capacità di credere a cose straordinarie, una sorta di patto silenzioso tra spettatori e regista: non ci sono limiti. E quando le interpretazioni o le supposizioni si moltiplicano tanto… che intrigante!

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