Recensione su Splice

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3 Giugno 2013

Sicuramente l’italo-canadese Vincenzo Natali non è un registucolo, e la sua psiche riesce a proporre disagi quantomeno disturbanti. Se però nel suo “The Cube” la paranoia era posta con allacci totalmente recisi dalla realtà, e lo sviluppo risultava intrigante, spiazzante ed efficace, regalandoci una visione che rimaneva vivida anche dopo il film, di rara capacità espressiva, lo stesso non possiamo dire di “Splice”, il cui tentativo di rendere la trama verosimilmente reale diventa pretestuoso e finisce per limitare l’empatia tra spettacolo e spettatore. Sul comune denominatore di questa mal partorita idea il film si trascina tra formule e ipotesi biologiche che giocano sull’ignoranza e non molto sorprendenti sviluppi psicologici. Sull’altra sponda abbiamo un regia comunque sapiente, che riesce a farsi horror quando serve, ed una buona resa dei reparti tecnici. C’è di più però, tra voli pindalici sul giudizio del film a fine visione si fa largo un senso di disagio, e la sempre più marcata consapevolezza che il regista ha saputo disturbarmi.. e non è poco.

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