Recensione su Spirito santo e le cinque magnifiche canaglie

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12 settembre 2014

Non sono magnifiche, non sono canaglie e probabilmente non sono neanche cinque. Non sono magnifiche per il semplice fatto che sono oscene (per dare giusto un’idea, si chiamano Diego d’Asburgo, Caccola, Garibaldi, il pirata Morgan e il Padre). Non sono canaglie, perché tutt’al più sono degli idioti: di robe “da canaglia” se ne intravede al massimo un’ombra di sfuggita. E non sono cinque perché Garibaldi (che si scopre poi chiamarsi in realtà Calogero e avere due cugini mafiosi) muore poco dopo l’inizio. Non paghi di aver usato questo palmares di personaggi già in precedenza (oltretutto come cattivi e facendoli morire, mentre qui sono vivi e pure amici del protagonista), gli autori di Spirito Santo (per la serie, mettiamoci un nome che suona religioso, tanto dopo Trinità e Alleuja, uno più uno meno non cambia granché) hanno pensato bene di riproporli. Non mi capacito del fatto che nessuno nella troupe si sia accorto che tutto ciò era sbagliato.

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