Recensione su Io ti salverò

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Il grande Hitchcock alle prese con un thriller psicoanalitico / 11 giugno 2011 in Io ti salverò

Un uomo con problemi psichici, John Ballantine, è convinto di essere il responsabile della morte del dottor Edwards. Quando questi viene chiamato a dirigere un manicomio in sostituzione di un suo collega, Murchison, John assume l’identità del medico defunto e si presenta all’istituto al suo posto. Egli, però, è ossessionato dalla visione del bianco e delle linee parallele, che risvegliano in lui un trauma del suo passato. A causa di ciò, ben presto l’uomo comincia a dare evidenti segni di instabilità mentale che finiscono per rivelare la sua vera identità. La dottoressa Constance Petersen, che nel frattempo si è innamorata di lui, è convinta della sua innocenza, perciò quando la polizia cerca John per arrestarlo, lei lo persuade a scappare rifugiandosi nella casa di un suo vecchio professore, Brulov, il quale riuscirà, seppur a fatica, ad aiutare John a far luce sull’episodio che lo tormenta.
Lo spunto – un uomo ingiustamente accusato di omicidio deve dimostrare la propria innocenza – è lo stesso di tanti altri film del regista inglese: solo che in questo caso il tutto viene raccontato attraverso la lente della psicoanalisi. Peccato però che sia proprio questo il punto debole del film, forse anche a causa del fatto che Hitchcock non ha potuto osare quanto invece avrebbe voluto, cosa che ha finito col nuocere non poco sul risultato finale. La sceneggiatura (firmata da Ben Hecht e Angus Mac Phail) si destreggia con difficoltà nei meandri della psiche del protagonista, John Ballantine, al punto che lo scavo psicologico operato sullo stesso risulta un po’ superficiale. Inoltre, c’è da dire che, sebbene la suspense non manchi, il ritmo appare eccessivamente lento. Oltre a ciò, convince poco la storia d’amore (alquanto mielosa) tra la Bergman e Peck, neanche lontanamente paragonabile a quella (struggente) che vedeva protagonisti la Bergman e Cary Grant nel ben più riuscito “Notorius”.
Difetti a parte, trattandosi di Hitchcock non mancano, ovviamente, alcuni (isolati) pezzi di bravura che contribuiscono a rendere interessante il film: tra le cose da ricordare ci sono un paio di belle soggettive (Peck che beve il latte mischiato, a sua insaputa, col sonnifero; l’assassino che punta la pistola contro la Bergman, con il momento dello sparo filmato a colori), qualche piccolo saggio di suspense (come nella scena del biglietto infilato sotto la porta dello studio della dottoressa Constance, con i poliziotti che ci camminano sopra senza nemmeno accorgersene), nonché gustose caratterizzazioni di personaggi marginali (per esempio, lo sconosciuto che importuna la Bergman nella hall di un albergo).
“Io ti salverò”, benché sia un’opera minore nella filmografia del grande Hitch, è passato comunque alla storia del cinema soprattutto per una scena: quella onirica che vede il dottor Edwards muoversi smarrito tra personaggi enigmatici e scenografie sinistre che creano un’atmosfera allucinante che inquieta profondamente. Una sequenza notevole, senza dubbio il momento più memorabile della pellicola, grazie anche – come appena detto – alle splendide scenografie, frutto del genio visionario di Salvador Dalì.
Secondo alcuni, tuttavia, tale scena non sarebbe stata girata da Hitchcock, ma da William Cameron Menzies, scenografo di pellicole del calibro di “Via col vento”, ma anche regista di un piccolo cult del cinema di fantascienza, “Gli invasori spaziali”. Quanto ai due interpreti principali, se Ingrid Bergman, nei panni della dottoressa Constance Petersen, donna che per amore è disposta a fare qualunque cosa pur di salvare il suo uomo, risulta convincente, non altrettanto si può dire di Gregory Peck, che, nel ruolo di un uomo afflitto da turbe mentali, appare decisamente troppo legnoso (come faceva saggiamente notare Truffaut nel suo illuminate libro-intervista ad Alfred Hitchcock), tanto da risultare inadatto al personaggio (al suo posto, sarebbe stato molto meglio Cary Grant, o anche James Stewart). La cosa migliore di “Io ti salverò”, forse, è la splendida colonna sonora di Miklos Rozsa, meritatamente premiata con l’Oscar.

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