Soul

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Soul

New York. Joe è un insegnante di musica in una scuola media, ma sogna di suonare jazz da professionista. Un giorno, mettendo un piede in fallo, si ritrova... altrove. Riuscirà a tornare e realizzare il suo desiderio?
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Soul
Attori principali: Jamie FoxxJamie FoxxTina FeyTina FeyAhmir-Khalib ThompsonAhmir-Khalib ThompsonPhylicia RashādPhylicia RashādDaveed DiggsDaveed DiggsRichard Ayoade, Graham Norton, Rachel House, Alice Braga, Angela Bassett, Fortune Feimster, Donnell Rawlings, Margo Hall, Wes Studi, Sakina Jaffrey, Calum Grant, Laura Mooney, Zenobia Shroff, June Squibb, Jeannie Tirado, Cathy Cavadini, Dorian Lockett, Ronnie del Carmen, Cora Champommier, Rhodessa Jones, Peggy Flood, Ochuwa Oghie, Doris Burke, Esther K. Chae, Élisapie, Marcus Shelby, John Ratzenberger, Ethan Heldman, Piotr Michael, Mostra tutti

Regia: Pete DocterPete Docter
Sceneggiatura/Autore: Pete Docter, Kemp Powers, Mike Jones
Colonna sonora: Trent Reznor, Atticus Ross, Jon Batiste
Fotografia: Ian Megibben, Matt Aspbury
Produttore: Dan Scanlon, Kiri Hart, Dana Murray
Produzione: Usa
Genere: Commedia, Fantasy, Famiglia, Animazione
Durata: 102 minuti

Dove vedere in streaming Soul

Ero scettico ma poi è scattata la scintilla / 1 Gennaio 2021 in Soul

Quando ho letto su Facebook una valanga di commenti che gridavano al capolavoro, io lo ammetto, ero scettico… ma anche profondamente curioso. Ho quindi iniziato la visione con forte scetticismo e diffidenza in quanto non mi fido mai dell’entusiasmo generale e soprattutto perché i cartoni recenti non mi fanno impazzire per storie e disegni, fatta qualche dovuta eccezione come Il Piccolo Principe, e per restare in tema Disney: Big Hero 6 e Inside Out. E proprio di Inside Out, Pete Docter, di cui in questo film è regista e co-sceneggiatore, ci ha regalato un’altra opera riflessiva ed emotivamente sconvolgente. Non so se si tratta di un capolavoro come tutti dicono, ma Soul è per certo un cartone che tocca nel profondo fino ad accarezzarti con delicatezza le corde dell’anima, e lo fa con dei disegni stravaganti ed originali, una colonna sonora trascendentale, una marea di simpatiche battute e situazione esilaranti mai fuori luogo; ma lo fa soprattutto regalandoti un mare di emozioni e riflessioni da non sottovalutare, e che ben pochi altri cartoni mi hanno saputo regalare. Decisamente un cartone per adulti e non per bambini, per permettere loro di riscoprire quel lato fanciullesco. Forse un azzardo da parte della Disney ma che ha sbancato il cuore degli spettatori.

Da buon scettico sono stato piacevolmente smentito, e ne sono contento.

Voto: 8½ che arrotonda a 9

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Pixar in grande ritorno! (Ricorretta) / 28 Dicembre 2020 in Soul

Negli ultimi film la Pixar ha calcato la mano sul tema della morte, cosa che all’inizio credevo sbagliata, per i bambini intendo.
Ma le sue morali nascondono più messaggi, specie per i più grandi, mentre lasciano sempre contenti i più piccoli: ma perché?
In effetti questi cartoni (gia da Coco e anche nel penultimo, Onward) il tema della morte è parte centrale nella trama, ma qui ma dà un messaggio più diretto: quello di imparare ad apprezzare la vita.
E questa storia fantastica offre molti spunti su cui “lavorare”, dalla solitudine alla depressione, il continuo affannarsi per i propri scopi, mentre si è perso il valore di un cielo azzurro, o una foglia che ti cade nella mano… ed è li che punta la Pixar. Che anche i grandi, quasi come in un cerchio della vita, tornino bambini.
Impossibile raccontare il film senza rischiare di cadere nello spoiler, vedete il trailer e capirete da voi, che questo film merita una e più visioni.
Lasciatevi ammaliare e riflettete sul messaggio.
Forse in questo anno schifoso, con le persone più affannate di prima, alla ricerca di chissacchè… film come questi sono uno spunto per guardarci dentro.
Nota positiva al doppiaggio e alla colonna sonora, un ottimo lavoro.
Bello bello bello.
In piu di una scena ho sentito un tuffo al cuore.
8.

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Pixar for adults / 28 Dicembre 2020 in Soul

Credo che sia dato ormai per scontato che il nuovo film di Pete Docter sia rivolto a una fascia di pubblico non identificabile in quella infantile.

“Soul”, prima di essere un cartone animato, è un viaggio spirituale alla ricerca di noi stessi e del nostro posto del mondo. Nel fare ciò la Pixar si affida a tematiche psicologiche, difficilmente accessibili a un bambino o a un adolescente, senza però rinunciare a quel tocco di delicatezza e di poesia che da sempre la contraddistingue.

La morale del film, infatti, è coraggiosamente in controtendenza. Se pensiamo ad alcuni film d’animazione della Disney (ma non solo quelli) non è difficile accorgersi che seguono più o meno lo stesso canovaccio: un protagonista annoiato dalla propria vita che sogna di avere successo e che, dopo tanti sforzi, riesce a raggiungere i propri obiettivi. Con “Soul” il discorso è diverso: non è sbagliato avere degli obiettivi nella vita e lottare per essi, ma bisogna anche sapere quando è il momento di allentare la presa affinché non diventino delle pericolose ossessioni pronte a inglobarci in uno stato di perenne apatia. E nello scegliere questa morale Pete Docter, a mio avviso, ha avuto grande coraggio.

Sul comparto tecnico, che vuoi dire? Animazioni splendide, tanto la New York autunnale e i suoi quartieri quanto l’Ante Mondo (la realtà in cui il protagonista Joe si ritrova catapultato) dal gusto d’arte avanguardista, soprattutto cubista e surrealista.

Lodevoli anche le musiche, premura di Trent Reznor e Atticus Ross, che sembrano andare a braccetto con le sequenze del film. Se devo proprio individuare qualche difetto, mi concentrerei su qualche buco di sceneggiatura. In compenso è un film che vale davvero la pena di vedere, soprattutto se si è a un punto della propria vita in cui non si sa dove sbattere la testa (basta non cadere nei tombini 😉 )

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Una riflessione sul benessere interiore / 26 Dicembre 2020 in Soul

Meno fiabesco e molto più filosofico di Coco, Soul è un altro film a cartoni animati Disney Pixar che affronta il delicato argomento della morte. Ma non si limita al solo concetto di dipartita. Il film parla di aspirazioni, (in)sicurezze, gravami sociali e psicologici. E il protagonista non è un ragazzino che gravita in un mondo a suo modo problematico ma comunque “infantile”, ma è un uomo che ha superato i 40 anni (credo che Joe tenda perlomeno alla cinquantina, in realtà) e che vive in un contesto real-istico, problemi compresi.
Questa volta, l’argomento morte/vita è trattato in maniera molto adulta: fatico a credere che un under 18 “nella media” possa comprendere appieno il senso del film e sia in grado di definire i sentimenti contrastanti e perfino l’angoscia che può derivare da una riflessione sul soggetto di Soul.

Come in Inside Out, forse, per via della presenza di Pete Docter alla regia (qui, coadiuvato da Kemp Powers), la chiave di volta del film è l’analisi della psiche del protagonista: analogamente al film premio Oscar 2016, travalicando i dualismi elementari buoni/cattivi, in Soul non ci sono eroi e villain, ma solo personaggi alle prese con problemi da risolvere e questi personaggi possono essere tante cose, persino i cattivi (verso se stessi) della situazione.
Soul è un film che affronta temi complessi ma che, per forza di cose, alla fine, tende a semplificare il discorso. Però, ha il merito innegabile di rimarcare concetti quantomai utili al benessere interiore, su cui vale la pena soffermarsi più che frequentemente. Insomma, offre un interessante altro punto di vista sulla quotidianità, il che non è male, il che è giusto.

Dal punto di vista tecnico, che ve lo dico a fare, Soul è una gioia per gli occhi, con un’attenzione ai dettagli materici da sturbo. I Jerry (e Terry) sono davvero una bella invenzione grafica (anche se mi hanno ricordato la Linea di Cavandoli).
La New York autunnale fotografata nel film è una solare cartolina della città, piena di cliché (soprattutto di derivazione cinematografica) ma adorabile.
A pensarci bene, dopo La principessa e il ranocchio (2009), Soul è il secondo film Disney in cui è protagonista una comunità afroamericana. Anzi, qui, si parla in maniera spinta di interculturalità e il film sposa bene l’anima (guarda caso…) di New York: Joe, la sua famiglia e il contesto in cui vivono sono neri e la variabile afroamericana è fondamentale nel tratteggiare in maniera peculiare il mood del film, ma nel lungometraggio ci sono anche personaggi con fattezze e nomi orientali, sudamericani e mediorientali.

Il doppiaggio italiano mi è piaciuto molto: Neri Marcoré (che, con Disney Pixar, aveva già lavorato a Up) è Joe (Jamie Foxx, nella versione originale); Paola Cortellesi (Tina Fey) è 22; Rossella Izzo (Angela Bassett) è Dorothea (un personaggio che, secondo me ha un character design stratosferico – come se già la media del film non fosse altissima- ed è animata in maniera sopraffina).

Quando ho scoperto che, oltre al jazzista jon Baptiste, gli autori delle musiche originali del film sono Trent Reznor e Atticus Ross dei Nine Inch Nails sono quasi caduta dal divano.

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