Recensione su Sotto una buona stella

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8 Marzo 2014

L’ultimo film di Verdone, ideale seguito di “Posti in piedi in Paradiso”, per la ripresa delle tematiche della crisi, sia lavorativa che familiare, dell’Italia moderna, è un film altalenante e ibrido, che non è riuscito a convincermi pienamente.
La storia parte mostrandoci un uomo ricco e di successo, Federico Picchioni, interpretato proprio da Verdone, che deve scontrarsi con un amaro risveglio: la morte della ex moglie, che lascia soli i due figli ormai grandi e poco considerati, negli anni, da Federico, e il suo inesorabile tracollo economico.
Questa è la premessa che mette in funzione il motore narrativo, mostrandoci un uomo smarrito di fronte ad una realtà mutata di colpo, alla ricerca di conforto ma incapace di chiederlo, alle prese con due figli quasi estranei e pieni di risentimento e con la difficoltà di rimettersi in gioco in un mondo sempre più chiuso alle seconde opportunità.
L’incontro con la sua solare e accogliente vicina, il personaggio della Cortellesi (stratosferica.) sarà allora determinante per lui, per cercare di riappropriarsi dei valori essenziali nella vita.
Se questi temi avrebbero potuto essere buoni pilastri di una pellicola in cui Verdone avrebbe potuto proseguire la sua analisi dei mali della società di oggi, sempre filtrata con qualche risata, anche un pò amara, in realtà il risultato è abbastanza confuso e discontinuo.
Si, perchè il film prosegue con passo incerto, alternando momenti seri a scene con toni decisamente leggeri. Il risultato, se anche in astratto una struttura del genere potrebbe non essere un male, per come è reso, è abbastanza destabilizzante.
Si accenna un conflitto e poi lo si lascia da parte per dare spazio ad una gag, anche carina per carità, ma fuori luogo in quanto inserita a forza in un momento di buona tensione drammatica.
E’ come se lo spettatore fosse costretto a gestire i continui cambi di tono del film, trovandosi un pò scomodo al centro di un tira e molla tra toni seri e trovate comiche, straniandosi così dalla visione della pellicola.
Non fraintendetemi, adoro i film che sanno ben miscelare commedia e “drammaticità”, ma in questo caso ho trovato il mix un pò indigesto.
Credo che Verdone stia tentando di passare ad un cinema più maturo, e apprezzo sempre la sua capacità di osservare in modo efficace la nostra società, cogliendone ed esasperandone le tante luci ed ombre, ma credo che questo film sia ancora interlocutorio. La transizione non è ancora finita, ma le premesse per un passaggio ad un cinema dai toni più profondi sono state gettate.
Ottima la scelta della Cortellesi, interprete a mio parere eccezionale, davvero brava e convincente. E’ un peccato non lavori di più.
Le performance dei due protagonisti, comunque, sanno regalare qualche buona risata e a tratti fanno dimenticare la discontinuità della pellicola.
Molto carino il finale, che riscatta un terzo atto forse un pò tirato via.
Un 6 soprattutto per le prove attoriali, quella della Cortellesi su tutte, e per l’apprezzamento del percorso intrapreso da Verdone, che spero possa completare la sua transizione regalandoci, in un prossimo futuro, una pellicola di consacrazione della sua maturità artistica.

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